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Una superfondazione Verona-Treviso per rilanciare le banche del Nordest

Lungo la direttrice Verona-Treviso l’idea è circolata davvero: fondere le due fondazioni bancarie cittadine, la potente Cariverona e la appannata — e affaticata finanziariamente — Cassamarca. Obiettivo: una grande fondazione veneta che possa diventare il perno attorno al quale far ruotare il riassetto della finanza del Nord Est, una volta che sarà partito il risiko delle popolari che interessa direttamente ben tre istituti veneti: Banco Popolare, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.
A inizio anno, mentre Cariverona era ancora al tavolo delle trattative con gli altri grandi soci di Unicredit per la predisposizione di una lista unitaria per il rinnovo del consiglio di amministrazione — trattative poi fallite con conseguente uscita di Cariverona dalla compagine che ha espresso il nuovo board della banca — il numero uno dell’ente scaligero, Paolo Biasi, e il suo corrispettivo trevigiano, Dino De Poli, avrebbero sondato la possibilità di una fusione tra i due enti. Il progetto (o meglio l’idea), se non definitivamente accantonato, sarebbe stato però poi messo nel congelatore, almeno per il momento. Tuttavia il fatto stesso che se ne sia parlato fa capire che in Veneto le partite finanziarie sono appena cominciate. E che promettono grandi novità.
Una delle difficoltà maggiori evidenziate da chi ha avuto modo di discutere del dossier è la disparità patrimoniale e reddituale dei due enti. Cariverona è ricca: ha 2,7 miliardi di patrimonio, 238 milioni di disponibilità liquide e una partecipazione in Unicredit del 3,5%, sebbene destinata a ridursi dopo il protocollo Tesoro-Acri che prevede una soglia massima del 30% del patrimonio di un ente investito in una partecipazione bancaria. Cassamarca invece, dopo aver chiuso il 2013 con 10,9 milioni di perdite, solo grazie a una drastica dieta è riuscita a chiudere il 2014 con un risicato avanzo di 893 mila euro, mantenendo il suo 0,24% di Unicredit.
Se si guarda ai bilanci dunque non c’è partita. Sarebbe l’annessione della Cassamarca da parte dell’ente veronese. Politicamente però i due storici presidenti sono vicini, essendo stati tra i protagonisti della fusione del Credito Italiano con le casse venete (e non solo) che diede vita all’allora Unicredito. Per di più la nascita di una nuova fondazione, con un nuovo statuto, potrebbe consentire a Biasi di aggirare il divieto di un rinnovo alla presidenza, visto che a ottobre non potrà ricandidarsi in Cariverona per limiti d’età (è del 1938). Questi sarebbero stati i punti di interesse comune tra i due presidenti sulla base dei quali costruire quella fusione che per il momento è rimasta sulla carta.
Bisogna capire anche come si orienterà la politica: già a fine 2013 De Poli aveva lanciato l’idea di una federazione di Fondazioni delle tre Venezie ma era stato stoppato dal governatore (appena riconfermato) Luca Zaia, che è del trevigiano: avrebbe significato «svendere» la Cassamarca. L’operazione venne stoppata sul nascere.

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