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Una stretta sull’evasione fiscale

di Debora Alberici  

Stretta della Cassazione sull'evasione fiscale. La misura dell'imposta non versata può essere calcolata nel procedimento penale sulla base dell'accertamento induttivo (usato nel giudizio tributario e dagli uffici finanziari) e non necessariamente solo sulla base delle fatture emesse.

Con una importante decisione di ieri (la n. 24811) la Suprema corte ha confermato la condanna nei confronti di un amministratore di fatto di un'azienda condannato per evasione fiscale e mancata presentazione della dichiarazione.

In queste interessanti motivazioni non solo la Suprema corte mette sullo stesso piano, sul fronte degli oneri fiscali, l'amministratore di fatto e quello di diritto, ma va oltre: la soglia di punibilità per l'evasione dell'Iva può essere calcolata anche con le presunzioni usate dall'ufficio finanziario con metodo induttivo.

Non necessariamente il giudizio penale resta vincolato alle fatture e alle altre scritture contabili.

«In tema di reati tributari», motivano gli Ermellini, «il giudice può legittimante basarsi, per accertare la penale responsabilità dell'imputato per le omesse annotazioni obbligatorie ai fini delle imposte dirette e dell'Iva, sull'informativa della Guardia di finanza che abbia fatto ricorso a una verifica delle percentuali di ricarico attraverso una indagine sui dati di mercato e ricorrere anche all'accertamento induttivo dell'imponibile quando la contabilità imposta dalla legge sia stata tenuta irregolarmente». Non solo. Anche l'accertamento induttivo compiuto dagli uffici finanziari può rappresentare «un valido elemento di indagine per stabilire, in sede penale, se vi sia stata evasione e se questa abbia raggiunto le soglie di punibilità previste dalla legge, a condizione che il giudice non si limiti a constatarne l'esistenza e non faccia apodittico richiamo agli elementi in essi evidenziati, ma proceda a specifica autonoma valutazione degli elementi nello stesso descritti comparandoli con quelli eventualmente acquisiti altrove». Insomma, secondo Piazza Cavour, hanno fatto bene i giudici di merito a ritenere assolutamente improponibile la tesi difensiva secondo cui «l'importo dell'Iva evasa andava determinato solo sulla base delle fatture (essendo evidente che, in tal modo, con la mera distruzione della documentazione, verrebbe a essere eliminata la prova del reato)». Troppo rischioso, dunque, legare il reato ai documenti contabili in azienda che possono andare persi o essere sottratti.

Ma la decisione è ben motivata anche sul fronte responsabilità dell'amministratore di fatto e si incardina perfettamente il quel filone giurisprudenziale che lo vuole equiparare su tutti i versanti al rappresentante legale dell'azienda.

Insomma le due figure hanno esattamente gli stessi obblighi fiscali.

L'equiparazione degli amministratori di fatto a quelli di diritto è stata affermata dalla Cassazione sia in materia civile sia penale e tributaria. Tale equiparazione trova del resto riscontro in norme precise.

Infatti, l'art. 11 dlgs 18 dicembre 1997 n. 472 parifica il legale rappresentante all'amministratore di fatto, prevedendo formalmente la diretta responsabilità anche di quest'ultimo. Questo era valido, ricorda Piazza Cavour, anche secondo il vecchio articolo 12 della legge 7 gennaio 1929 n. 4 (abrogato dall'art. 29 primo comma del dlgs 472 del 1997, il cui articolo 11 ha formalmente sancito la responsabilità degli amministratori, anche di fatto, delle società per le sanzioni pecuniarie connesse a violazioni tributarie riferibili all'ente quale soggetto passivo del rapporto tributario). Ciò tenuto conto che l'art. 11 prevedeva che se la violazione della norma delle leggi finanziarie, per la quale sia stabilita la pena pecuniaria o la soprattassa sia imputabile a più persone, queste sono tenute in solido al pagamento della pena pecuniaria o della soprattassa.

Persino il codice civile, dopo la riforma del diritto societario, ha previsto, con l'articolo 2639, che l'amministratore di fatto è da ritenere «gravato dall'intera gamma dei doveri cui è soggetto l'amministratore di diritto».

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