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Una stretta sugli obblighi Iva

Stretta sugli obblighi Iva. La cancellazione dal registro delle imprese per il trasferimento all’estero non comporta l’estinzione della società che conserva quindi i suoi doveri verso il fisco e cioè risponde dei debiti e delle irregolarità pregressi.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6388 del 19 marzo 2014, ha respinto, sul punto, il ricorso di un imprenditore.

L’uomo aveva trasferito la sede dell’azienda a Parigi, ottenendo la cancellazione dal registro delle imprese in Italia. A suo carico l’amministrazione aveva già spiccato le sanzioni per l’omessa presentazione della dichiarazione Iva.

Sul punto gli «Ermellini» rispondono alla difesa del contribuente che qualora la cancellazione di una società dal registro delle imprese italiano sia avvenuta, non a compimento del procedimento di liquidazione dell’ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell’esercizio dell’impresa e da cui la legge faccia discendere l’effetto necessario della cancellazione, bensì come conseguenza del trasferimento all’estero della sede della società, non può considerarsi verificata l’estinzione dell’ente, ai sensi dell’art. 2495 c.c. Tale norma, invero, ancora inequivocabilmente l’estinzione della società alla cancellazione avvenuta all’esito dell’approvazione del bilancio finale di liquidazione, a norma del comma 1 della medesima disposizione.

Inoltre, il trasferimento della sede all’estero non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non ne comporta, quindi, in alcun modo, la cessazione dell’attività. Il che si desume, peraltro, del tutto agevolmente dal disposto degli artt. 2437 e 2473 c.c., laddove prevedono, rispettivamente in relazione alla società per azioni e a quella a responsabilità limitata, la possibilità di recesso dall’ente – logicamente inconcepibile nei confronti di un soggetto estinto – dei soci che non abbiano concorso alle deliberazioni riguardanti «il trasferimento della sede sociale all’estero».

Accolto invece il quarto motivo del ricorso con il quale si lamentava che le sanzioni erano state poste in essere prima del ’97, anno di entrata in vigore del dlgs 472, e che quindi erano imputabili solo alla società e non agli amministratori.

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