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Una stretta per la bancarotta

di Debora Alberici 

Stretta sulla bancarotta impropria. Il commercialista e l'imprenditore che hanno provocato il dissesto societario con un'azione truffaldina sono ugualmente responsabili e rispondono con la stessa pena. Infatti, anche al consulente aziendale, in concorso con il manager, può essere applicata l'aggravante del danno di rilevante entità. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 121 del 9 gennaio 2012, ha respinto il quinto motivo del ricorso presentato da un commercialista condannato insieme al cliente per bancarotta. La difesa ha puntato su una decisione delle Sezioni unite per escludere l'applicabilità dell'aggravante. Ma sul punto gli Ermellini hanno chiarito che la pronuncia invocata dal ricorrente ha stabilito che la disciplina speciale prevista dall'art. 219, della legge fallimentare, si applica anche alle ipotesi di bancarotta impropria. Dunque, si legge nel passaggio successivo «secondo una lettura del dictum della predetta sentenza, l'estensione sarebbe possibile in quanto si tratterebbe di analogia in bonam partem, di talché l'estensione alla bancarotta impropria della aggravante contenuta nel medesimo articolo non sarebbe consentita in quanto in malam partem». Questo ragionamento è sbagliato. Ciò perché ne è fallace il presupposto, vale a dire che venga in rilievo l'istituto della analogia. Si tratta viceversa, di interpretazione sistematica». La differenza è nota: all'analogia si fa ricorso quando si rileva una lacuna nel sistema, vale a dire la mancanza di una norma. Insomma, l'interprete non può inventarsi una norma incriminatrice o una circostanza aggravante. Alla interpretazione sistematica si ricorre quando la lacuna è meramente apparente e tale apparenza deriva solo da un imperfetto coordinamento di norme. Ora, nel caso sottoposto all'esame della Cassazione, è evidente che l'art. 223, nella prima parte, fa riferimento, per descrivere la condotta e per individuare il trattamento sanzionatorio, all'art. 216 della medesima legge; nella seconda parte descrive ulteriori condotte addebitabili ai soggetti di cui al primo comma. Tuttavia, poiché però, l'art 216 rinvia – per quel che riguarda le specifiche attenuanti e aggravanti – all'art. 219 LF, è inevitabile che tale rinvio interessi anche l'art. 223.

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