Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Una spinta a investire in BoT

di Maximilian Cellino

Un'obbligazione emessa da una banca italiana che scadrà fra un anno offriva ieri un rendimento lordo del 4,31%, qualche spicciolo in più rispetto al «super-BoT» a 12 mesi collocato nell'asta di lunedì scorso al 4,15%. Quando però si considera l'aliquota applicata a partire dal prossimo 1 gennaio su cedole e capital gain ecco che avviene il «miracolo» e il titolo del Tesoro effettua il sorpasso: in tasca al risparmiatore arriverà un guadagno netto, senza considerare commissioni di acquisto, del 3,63% contro il 3,45% del bond bancario.

Questi semplici numeri sintetizzano l'essenza dell'intervento sulla tassazione delle rendite finanziarie contenuto nella Manovra approvata ieri. L'uniformazione delle aliquote al 20% è infatti avvenuta in modo parziale, perché BoT, BTp e simili (i titoli governativi esteri e anche i buoni postali, per esempio), sono rimasti ancorati al 12,5% ante-riforma e per questo risulteranno più appetibili agli investitori privati (i cosiddetti «nettisti» mentre gli istituzionali, «lordisti», non saranno influenzati dal cambiamento).

Le obbligazioni bancarie, piazzate in gran quantità presso gli sportelli degli istituti ed evidentemente apprezzate dai risparmiatori (negli ultimi dati disponibili della Banca d'Italia rappresentano oltre il 10% delle attività finanziare delle famiglie italiane) rischiano invece un contraccolpo, visto che subiranno un prelievo del 20% anziché del 12,5%. A maggior ragione perché la riforma va a favorire un loro diretto concorrente: quei depositi vincolati che, al pari dei conti corrente, dal 2012 non saranno più tassati al 27%.

Capire gli effetti complessivi degli aggiustamenti sulle famiglie non è semplice a priori. Perché se è vero che l'aumento della tassazione al 20% sui dividendi e sulle plusvalenze azionarie non può certo scoraggiare chi investe in Borsa con ottica di lungo periodo, il bilancio sui prodotti a breve e medio termine dipenderà in modo cruciale da come le banche rimoduleranno le offerte nei prossimi mesi. Sulla carta, per gli istituti sarà difficile privarsi di preziosa liquidità in una fase in cui il costo della raccolta è in forte crescita. La lotta per assicurarsi il denaro dovrebbe quindi in teoria porre il risparmiatore italiano in una posizione privilegiata, ma è presto per dire se le forze della concorrenza avranno il sopravvento.

Ancora più difficile è comprendere il destino del fondo comune di investimento, «penalizzato» da un'aliquota del 20%. Il testo della manovra parla di un trattamento di favore del 12,5% per i «piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti», con una formulazione di dubbia interpretazione sulla quale legislatori e industria del risparmio gestito dovranno lavorare a lungo. Anche per cercare di risollevare uno strumento colpito dalla disaffezione degli investitori e dalla sempre più scarsa convinzione con cui lo si propone allo sportello bancario, dove si tende piuttosto a proporre i bond «della casa».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa