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Una soluzione italiana per Ligresti

di Sergio Bocconi

MILANO— Dopo le indiscrezioni, i due comunicati. La famiglia Ligresti dichiara che l’alleanza con Groupama è tramontata e che il gruppo cerca via alternative per la ricapitalizzazione. I francesi prendono atto, confermano la disponibilità e sottolineano che proseguiranno lo sviluppo in Italia. Insomma, nessuna chance per un bis all’accordo sciolto dopo che la Consob ha stabilito l’obbligo di Opa su Premafin e Fonsai. Secondo i Ligresti «non sussistono le condizioni perché proseguano utilmente i contatti per l’ingresso di Groupama in Premafin» . Perciò «sono allo studio soluzioni alternative» per il «rafforzamento patrimoniale del gruppo» . In attesa di certezze i titoli cadono in Borsa: ieri Fonsai ha perso il 3%, Premafin il 5,6%. I Ligresti esplorano l’opzione italiana. E in particolare si sarebbero già rivolti a Unicredit, esposto con la galassia familiare per 150 milioni e con Premafin per una cifra simile, accanto ad altre banche creditrici. Lo studio di uno schema di intervento da parte dell’istituto guidato da Federico Ghizzoni sarebbe già cominciato, ma l’operazione non è semplice. Bisogna garantire la possibilità di un rafforzamento patrimoniale del gruppo (Premafin ha già approvato una delega fino a 150 milioni, Fonsai fino a 460) senza una eccessiva diluizione dei Ligresti. Ciò rende necessario che la famiglia con la Premafin abbia le risorse per sottoscrivere la propria quota dell’aumento Fonsai, ma appare difficile un semplice aumento dei debiti, visto che i Ligresti e il gruppo sono già esposti verso le banche in tutto per circa 2 miliardi. Se dunque gli aumenti restano garantiti da Credit Suisse e consorzio, occorre però ricostruire le disponibilità che prima venivano messe sul piatto da Groupama: vanno rimpiazzati i 150 milioni che i francesi si erano impegnati a investire. E il tempo stringe. Il 23 marzo il consiglio Fonsai approva i conti che potrebbero manifestare criticità nel margine di solvibilità, in settembre già al 109%(100%è la soglia d’allarme). Unicredit, affiancato da altri istituti, potrebbe dunque intervenire con finanziamenti ed equity. Mediobanca, esposta con un prestito subordinato verso Fonsai per un miliardo e da sempre vicina ai Ligresti, potrebbe collaborare ma senza impegno nell’equity per motivi Antitrust. I francesi restano alla finestra, confermando la disponibilità «a esaminare le possibili soluzioni nell’ambito di un’eventuale evoluzione del dossier» . In ogni caso proseguono «il piano di sviluppo sul mercato italiano, secondo del gruppo» , anche «studiando le opportunità che si presenteranno» . Intenzioni confermate da Vincent Bolloré, che ha rilevato prima dell’accordo Ligresti-Groupama il 5%di Premafin. Ieri ha definito di «buon senso» l’ipotesi di un’azione di concerto fra lui e il gruppo di Jean Azéma: «Non si può dire ci sia forte distanza tra noi» . E aggiunge: lo stop «non diminuisce l’importanza dell’Italia» per Groupama.

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