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Una sim basta per la sanatoria

La scheda del cellulare (Wind, Tim, Vodafone, 3, ecc.) o l’abbonamento per la metrò va bene come prova della presenza in Italia al 31 dicembre 2011. E pure l’attestazione di un centro di accoglienza o di ricovero autorizzati oppure religiosi. A chiudere positivamente, con un’interpretazione larga, la questione sui documenti utili a provare la presenza in Italia dello straniero ai fini della sanatoria, è intervenuta ieri l’avvocatura generale dello stato. In un parere spiega che per organismo pubblico si devono intendere anche i soggetti, pubblici, privati o municipalizzati, che svolgono funzioni o un servizio pubblico.

La presenza in Italia. A soli dieci giorni dal termine di presentazione delle domande (il canale telematico chiuderà alle ore 24 del 15 ottobre), una soluzione è arrivata e sembra quella più adatta a favorire l’accesso alla sanatoria. La questione è attinente alle modalità con cui provare la presenza e permanenza in Italia dello straniero dal 31 dicembre 2011. La norma stabilisce che «deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici» (articolo 5, comma 1, dlgs n. 109/2012). Sulla permanenza, il ministero dell’interno ha già chiarito che «la presenza ininterrotta dal 31 dicembre si deve ovviamente presumere, salvo evidenza contrarie» (Faq del 21 settembre, si veda ItaliaOggi del giorno seguente), con ciò volendo significare che è sufficiente soltanto provare la presenza in Italia al 31 dicembre 2011. Ciò che si aspettava sapere, pertanto, era la specificazione degli «organismi pubblici» che possono produrre documentare utile alla prova.

Interpretazione larga. Per l’Avvocatura dello stato nell’interpretazione della predetta locuzione (organismo pubblico) non si può prescindere da due ordini di considerazioni:

1) la peculiare categoria dei destinatari della procedura di emersione;

2) l’effettiva ratio sottesa alla scelta del termine «organismi pubblici».

Sul primo punto spiega che trattasi in gran parte di soggetti, stranieri, con posizione di irregolarità nel territorio nazionale e che, pertanto, difficilmente possono vantare contatti (e quindi possono entrare in possesso di) documentazione rilasciata da un’amministrazione o da un ente pubblico. Sul secondo punto, che per l’Avvocatura si collega al primo, occorre affidarsi al canone interpretativo di legge in base al quale (ubi lex voluit, dixit) «non si può non convenire che laddove il legislatore avesse voluto restringere la tipologia della documentazione legittimante la richiesta di emersione soltanto a quella derivate da un’amministrazione stricto sensu pubblica l’avrebbe fatto». Pertanto, la ratio sottesa all’adozione del più ampio termine organismi pubblici è «proprio quello di includervi anche soggetti, pubblici, privati o municipalizzati che istituzionalmente o per delega svolgono una funzione o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico».

Esempi di documentazione utile. Per l’Avvocatura, nella documentazione utile a provare la presenza in Italia possono farsi rientrare di diritto gli atti e certificazioni indicate in tabella. Si tratta di documentazione che, pur non essendo di provenienza di amministrazioni pubbliche, è comunque rilasciata da soggetti che erogano servizi e/o intrattengono relazioni di carattere lato sensu pubblici, indipendentemente dalle condizioni di regolarità dell’utente.

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