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Una ripresa con poco lavoro salgono solo i posti a termine

Calano gli occupati a luglio, per la prima volta dopo 5 mesi: 23 mila in meno su giugno. Ma non è l’effetto dello sblocco dei licenziamenti nelle grande aziende. Lo dimostra il fatto che a portare giù il dato Istat è il crollo continuo dei lavoratori autonomi. Se infatti mancano all’appello ancora 265 mila occupati totali dall’inizio della pandemia, per le partite Iva il conto è assai più salato: -294 mila da febbraio 2020. Ancora da recuperare pure 50 mila lavoratori a tempo indeterminato. Mentre volano gli occupati a termine, gli unici con il segno più, superando il pre-crisi di 79 mila unità e sfiorando i 3 milioni, vicini al record 2019.La ripresa certificata dall’aumento del Pil del 2,7% nel secondo trimestre – premessa per un probabile +6% a fine anno – non si è dunque ancora riversata a pieno sul mercato del lavoro che appare fragile e precario. È vero che da gennaio sono stati recuperati 550 mila occupati, ma bisogna pure tenere in conto che, dopo la revisione delle serie storiche Istat armonizzate con i nuovi criteri europei, i cassintegrati da più di tre mesi sono considerati inattivi fino a quando si mettono a cercare un altro posto o tornano al loro. Ecco quindi che in quel mezzo milione di occupati “recuperati” da gennaio potrebbe esserci una quota di lavoratori che hanno finito la Cig Covid e sono tornati in ufficio o in azienda. Buona parte dei 550 mila poi, come nota l’Istat, è composta di lavoratori a termine: 309 mila. In altre parole, il 56% dei nuovi occupati ha la data di scadenza e l a restante parte potrebbe essere un effetto ottico degli ex in Cig.«Non mi aspettavo la frenata di luglio, dopo le buone premesse dei mesi scorsi», ammette Andrea Garnero, economista Ocse. «Da febbraio eravamo risaliti a un buon ritmo. Escluderei l’effetto dello sblocco dei licenziamenti, perché il calo è trainato dagli autonomi. Piuttosto sembra incidere un qualche rallentamento dell’economia, a partire soprattutto dall’industria per la carenza di materie prime. Anche l’indice acquisti delle pmi è caduto a luglio, dopo un giugno stabile. Mentre quello dei servizi a luglio era al livello più alto degli ultimi 14 anni».D’altro canto la stessa Confindustria a inizio agosto segnalava un rallentamento dello 0,7% della produzione industriale a luglio. Per quanto riguarda la ripresa “precaria”, Garnero pensa che fosse «inevitabile, la ripresa inizia sempre dai contratti temporanei e poi fino a giugno, con il blocco dei licenziamenti, assumere in pianta stabile era quasi un atto eroico da parte delle aziende». Il crollo degli autonomi invece «va avanti da trent’anni e con la pandemia ha coinvolto non solo gli autonomi- datori di lavoro ma le partite Iva vere, i professionisti giovani, i consulenti delle aziende che ora hanno tagliato le spese».Buone notizie per i giovani tra 25-34 anni: superano il tasso di occupazione del pre-crisi (da 62,4% a 63%). Ma all’appello mancano 45 mila occupati. Come pure 33 mila nella fascia 15-24 anni. E ben 340 mila in quella 35-49 anni. L’unica fascia a crescere – +83 mila – è tra 50 e 64 anni, forse per l’effetto Cig. Gli inattivi sono ancora molti: +160 mila rispetto a febbraio 2020, tutti uomini. Le donne hanno pareggiato il conto, ma mancano da recuperare 106 mila occupate.

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