Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Una riforma gattopardesca

La riforma forense non riforma nulla per gli avvocati. Non c’è traccia dei temi chiave per i giovani e per chi esercita la professione in studi che puntano a competere a livello globale: dalla possibilità di creare strutture multidisciplinari, all’inserimento del socio di capitale, fino all’accesso alla professione, con circa 30 mila avvocati che si abilitano ogni anno e 140 mila che vivono sotto la soglia dell’indigenza.

Sono tutte problematiche che all’avvocatura non sembrano interessare. Lo pensa Giovanni Lega, presidente di Asla, l’associazione che riunisce gli studi legali associati, che ad AvvocatiOggi ha espresso il suo parere sulla riforma forense, che potrebbe essere approvata questa settimana al senato.

Domanda. Cosa ne pensa della riforma forense? Come potrebbe cambiare la vita degli avvocati d’affari?

Risposta. Ritengo che sia una riforma che finge di cambiare tutto affinché non cambi nulla.

D. In che senso?

R. Per noi avvocati e studi legali organizzati non sono previste misure base come la possibilità di creare strutture multidisciplinari. Anzi, è stata cancellata la possibilità di costituire società di capitale. Le nostre istituzioni, in pratica, hanno battuto il governo su questo punto, e dall’altra parte hanno fatto un intervento a gamba tesa nei confronti delle altre professioni estendendo le riserve degli avvocati. Per il resto, non sono trattati temi cardine per il futuro della professione come l’accesso. Da un lato ogni anno si abilitano oltre 30 mila avvocati, dall’altro, come ha ricordato lo stesso presidente del Cnf al congresso forense, il 50% degli avvocati iscritti alla Cassa dichiara un reddito inferiore a 10 mila euro. Eppure la riforma non prevede alcuna soluzione.

D. Quali sono le proposte di Asla in merito?

R. Avevamo proposto che uno degli elementi per poter accedere all’esame di stato fosse la dichiarazione fiscale del praticante, che deve provare di aver ricevuto un determinato emolumento presso lo studio dove ha svolto la pratica. Questo per controllare che tutti gli avvocati che ingaggiano praticanti se li possano effettivamente permettere. Se è vero che la metà della categoria è sulla soglia dell’indigenza, infatti, vuol dire o che c’è una forte evasione, oppure che non c’è abbastanza lavoro per tutti.

D. Di quali misure hanno bisogno gli avvocati d’affari per poter competere con gli studi stranieri?

R. Le nostre istituzioni devono anzitutto comprendere che gli avvocati che lavorano in studi associati non fanno un mestiere diverso, sono solo una faccia dello stesso prisma, e hanno delle esigenze di competere che di certo non hanno i cosiddetti tradizionalisti. Il nostro orizzonte è infatti globale e dobbiamo avere gli stessi strumenti che possiede uno studio di un’altra regione europea. Sembra ridicolo che non sia stata ancora presa in considerazione la situazione dei professionisti dipendenti. Ed è altrettanto assurdo che non sia stata data una effettiva possibilità agli studi di utilizzare un brand, anche se ormai tutti lo fanno ugualmente. Noi educhiamo i giovani e li facciamo diventare professionisti globali, investiamo centinaia di migliaia di euro nella tecnologia e non abbiamo gli strumenti minimi per poter competere. Sembra un paradosso ma purtroppo è la realtà.

D. Il socio di capitale può essere un’opportunità?

R. A mio parere non c’è assolutamente il rischio, paventato dall’avvocatura, che le grandi banche o le multinazionali entrino negli studi. Queste sono false situazioni. Basti pensare che in Europa il socio di capitale è ammesso in quasi tutti i paesi, dall’Inghilterra alla Spagna, alla Francia, alla Germania. L’unica che resta ferma al palo è come sempre l’Italia. D’altra parte il governo ci aveva provato con un blitz per certi versi discutibile, ma le nostre istituzioni hanno detto di no.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa