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Una rete italiana per Siena

di Fabrizio Massaro

MILANO – Per la Fondazione Mps, primo azionista della banca senese con il 48% circa e indebitatasi per un miliardo lo scorso luglio per non diluirsi nell'aumento di capitale da 2,1 miliardi, si profila l'ipotesi di una rete italiana di protezione contro le banche estere creditrici. L'obiettivo è evitare che l'ente presieduto da Gabriello Mancini sia costretto a vendere il 15% circa dell'istituto per rientrare dai debiti, rimanendo appena sopra il 33%. E a farlo in una fase non favorevole di mercato, nonostante la forte ripresa di Mps in Borsa, che in un mese ha recuperato il 37%.
Per l'aumento del 2011 la Fondazione si è esposta per 600 milioni (ora scesi a 524 milioni) con un pool di 11 banche guidato da Jp Morgan, e aveva già altri 490 milioni di debiti verso Mediobanca (190 milioni) e Credit Suisse (300 milioni) collegati al bond «fresh» del 2008 e sui quali sono stati costruiti dei derivati. Il crollo del titolo Mps, lo scorso novembre, ha fatto scattare le soglie che consentivano a Credit Suisse di escutere le azioni, pari a circa l'8% di Mps. Da qui la necessità di una rinegoziazione complessiva del finanziamento.
La Fondazione, poco prima di Natale, ha sottoscritto un accordo di congelamento (standstill) fino a metà marzo delle posizioni con le banche e si è impegnata a presentare un piano di rientro di medio termine (assistita da Rothschild e Mediobanca) per ridurre il debito. Contemporaneamente ha proceduto a cedere i pacchetti in Cdp (a un gruppo di Fondazioni), F2I (a Cariplo), e Sator (forse alla fondazione Cr Roma) incassando 110 milioni. Il piano dovrebbe essere definito già per metà febbraio nelle linee di massima e dovrebbe prevedere la cessione di azioni Mps a uno o più soggetti finanziari. Ma trovare compratori di questi tempi è difficile, tanto che si è ipotizzato anche un intervento del Fondo Strategico della Cdp. Adesso questa soluzione però sembra – se non accantonata – considerata quantomeno di ultima istanza. Piuttosto starebbe maturando una nuova ipotesi: presso la Fondazione e Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit si starebbe pensando a un rifinanziamento da 900 milioni per liquidare le banche estere e consentire così un rientro meno traumatico dal debito, che significa cessione più graduale e diluita nel tempo dei pacchetti Mps. Si tratterebbe di un'operazione di «sistema» per evitare che il controllo della terza banca italiana si indebolisca o finisca in mani non gradite. Tra i protagonisti bocche cucite circa l'indiscrezione pubblicata ieri da Il Messaggero: filtra solo che l'ipotesi è in fase di studio e che la settimana prossima si saprà se sia praticabile.
Le attenzioni sull'azionariato di Mps – su cui ha allentato la presa Francesco Gaetano Caltagirone, diluitosi dal 5% all'1,3% – nonché la resistenza di Siena all'aumento di capitale da 3,2 miliardi chiesto dall'Eba e le attese sul piano industriale che il direttore generale, Fabrizio Viola, presenterà ad aprile, stanno tenendo accesi i fari sul titolo, +8% a 0,3454 euro. Ieri è passato di mano il 3,5% di Mps. E che qualcuno stia rastrellando è sempre più una possibilità. Nei giorni scorsi sono entrati nel capitale i fondi Fidelity, Vanguard e Rothschild, acquistando una quota complessivamente di poco sopra l'1%.
 

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