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Una rete da mille miliardi

di Maria Adele Cerizza

Un business da 1.000 miliardi di euro. Questa l'enorme somma che la Ue prevede d'investire nel periodo 2014-2020 in tre comparti strategici: 200 miliardi per completare le reti transnazionali dell'energia, 540 miliardi per la rete transeuropea dei trasporti e oltre 250 per le Tlc.

L'esperienza passata dimostra che i bilanci nazionali tendono a non attribuire un'elevata priorità agli investimenti plurinazionali e transfrontalieri per dotare il mercato unico delle infrastrutture necessarie. Ma per avere un mercato unico pienamente funzionante è vitale disporre d'infrastrutture moderne ed efficienti che colleghino l'Europa in questi tre settori-chiave. E qui entra in gioco il bilancio Ue, l'unica fonte che può garantire grandi risorse per i progetti paneuropei.

La Commissione europea ha proposto di creare un unico "Meccanismo per collegare l'Europa" (Connecting Europe Facility) accelerando lo sviluppo delle infrastrutture di cui la Ue ha bisogno. Il nuovo "meccanismo" fornirà quindi contributi per 40 miliardi nel periodo 2014-2020, importo che comprende finanziamenti specifici per le reti energetiche e del gas, quelle dei trasporti e le infrastrutture digitali. Ciò significa che tutti programmi di finanziamento gestiti direttamente dalla Commissione Ue esistenti nei tre settori esauriranno le loro risorse alla fine del 2013 e saranno inglobati nel nuovo strumento.

Nel settore energetico la Commissione ha definito gli elenchi preliminari dei corridoi prioritari per il trasporto dell'energia elettrica e del gas. Si stima che, fino al 2020, occorreranno investimenti per circa 200 miliardi per i gasdotti e le reti elettriche. Di questa somma, 100 miliardi dovrebbero provenire dal mercato, in assenza di aiuti, mentre per i restanti 100 miliardi sarà necessario un intervento pubblico per rifornire e mobilitare il capitale privato necessario.

Per quanto riguarda i corridoi europei dell'energia elettrica, l'Italia è coinvolta nelle interconnessioni elettriche dell'Europa sud-occidentale tra Stati Ue (Spagna , Francia e Malta) e i paesi del Nord Africa, nelle connessioni in Europa centro-orientale e sud-orientale (tra Italia e Montenegro, ma anche Albania e Croazia).

I corridoi europei del gas vedono l'Italia direttamente interessata a quello che viene definito "corridoio meridionale del gas", che riguarda l'apertura di un quarto corridoio di approvvigionamento del gas verso la Ue in grado di collegare il Vecchio continente ai giacimenti di gas del bacino del Mar Caspio e del Medio Oriente, contenenti 90mila miliardi di m³. Il "corridoio del gas Nord-Sud dell'Europa occidentale" – per collegare meglio la regione mediterranea alle aree produttive nord-occidentali del gas (Norvegia e Mare del Nord) – rappresenta una valida alternativa per Italia e Spagna e offre una maggiore concorrenza all'intera zona fornendo accesso alle forniture non solo da Africa e Russia. In particolare, per l'Italia è prevista una maggiore capacità d'interconnessione a Nord con l'Austria (e quindi con la Russia) e a Sud con la regione nord-africana.

Il "Meccanismo per collegare l'Europa" sarà gestito a livello centrale e finanziato con risorse di bilancio specifiche (appunto 40 miliardi di euro), cui si aggiungeranno 10 miliardi del "Fondo di coesione" destinati al trasporto. Gli investimenti realizzati in regioni dell'obiettivo convergenza avranno tassi di cofinanziamento dal bilancio della Ue superiori a quelli realizzati in regioni dell'obiettivo competitività. Le infrastrutture locali e regionali saranno connesse alle principali reti dell'Unione, che collegano tutti i cittadini europei e possono essere (co)finanziate dai Fondi strutturali (Fondo di coesione e/o Fesr, a seconda della situazione di ogni Stato membro/regione).

Il meccanismo per collegare l'Europa offre la possibilità di utilizzare strumenti di finanziamento innovativi per accelerare e garantire maggiori investimenti rispetto a quanto potrebbe essere ottenuto soltanto tramite fondi pubblici. La Commissione collaborerà strettamente con la Bei e altre banche per gli investimenti pubblici al fine di unire i finanziamenti per questi progetti. In particolare, la Commissione intende promuovere l'uso di obbligazioni Ue per finanziare i progetti, come mezzo per promuoverne la realizzazione. I promotori dei progetti saranno responsabili dell'attuazione tecnico-pratica dei progetti sul campo (per esempio, gare e appalti).

Alcuni di questi progetti dovranno coinvolgere Paesi confinanti e Paesi in fase di preadesione alla Ue. La Commissione proporrà mezzi semplificati per collegarli e finanziarli mediante il nuovo meccanismo, al fine di garantire la coerenza tra strumenti interni ed esterni. Ciò implica l'esistenza di una serie integrata di regole che permettano di finanziare i progetti di rilievo con risorse provenienti da varie rubriche del bilancio Ue.

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