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«Una nuova politica per la manifattura»

«Non c’è crescita per l’Italia senza il rilancio dell’industria e della metalmeccanica». Fabio Storchi scandisce le parole: le imprese ci sono, hanno voglia di rimboccarsi le maniche, hanno fiducia e speranza nel futuro, nonostante i dati parlino ancora di recessione. Ma serve una politica industriale, sono urgenti risposte da parte del governo sul problema più grave che è il rilancio della domanda interna.
«Senza investimenti il paese è destinato a finire nel baratro». È un grido d’allarme quello che arriva dal presidente di Federmeccanica dopo l’ennesimo calo della produzione del settore, -1,9 per cento rispetto all’anno precedente. Con prospettive ancora buie su ordini e occupazione.
Ieri la presentazione dell’analisi congiunturale trimestrale, consuetudine da anni, è stata un evento speciale, senza precedenti: Roma, ma non solo. In contemporanea si sono svolte conferenze stampa o sono stati diffusi comunicati sullo stato di salute delle aziende, in oltre 60 gruppi territoriali, sotto lo slogan “Uniti per il rilancio dell’industria”. È stata la «giornata dell’orgoglio metalmeccanico, l’orgoglio per le imprese, per l’eccellenza dei suoi prodotti e per il ruolo trainante del settore per l’economia del Paese», ha detto Storchi, sottolineando che la metalmeccanica contribuisce per l’8% alla produzione della ricchezza nazionale. Il presidente di Federmeccanica ha partecipato all’appuntamento romano, accanto al vice presidente, Alberto Dal Poz, al direttore generale, Stefano Franchi, al capo del servizio studi Angelo Megaro e a Gian Rodolfo Bertoli, presidente della sezione meccanica di Unindustria Lazio, che ha denunciato una situazione dell’industria metalmeccanica nel Lazio peggiore di quella nazionale, sia sulla Cig (+30% nei primi nove mesi 2014) che sull’andamento dell’export (-5% nei primi sei mesi).
Sarà solo un inizio: «Stiamo costituendo una community di Federmeccanica per creare cultura d’impresa», ha aggiunto Storchi, che ieri ha presentato un documento con una serie di misure per rilanciare l’industria. Un vero e proprio Manifesto di oltre 20 pagine, che va dalle riforme istituzionali al mercato del lavoro al rilancio degli investimenti, fisco, giustizia, burocrazia. Serve una politica industriale, ha spiegato Storchi, che «favorisca l’innovazione e permetta alle imprese di affrontare la sfida della quarta rivoluzione industriale, Industry 4.0».
La legge elettorale, ha detto il presidente di Federmeccanica sintetizzando il Manifesto, è la priorità in assoluto «serve una maggioranza che governi», inoltre bisogna superare il bicameralismo perfetto. Altro punto centrale il mercato del lavoro, mettendo al centro la persona. Bene il Jobs act, bisogna andare verso una flexecurity, bene l’intervento deciso dal governo sull’Irap. Ma nonostante ciò, il peso del fisco sulle imprese, altra questione sollevata nel Manifesto, resterà alto, passando dal 65 al 62%. Storchi ha annunciato che si sta lavorando ad una «forte rinnovamento dei contratti» per avvicinare di più salario e produttività.
«Bisogna liberare risorse», ha insistito Storchi, aggiungendo che abbiamo infrastrutture da quarto mondo e che solo aprendo i cantieri si può creare occupazione. «Bisogna rilanciare la domanda interna, le imprese non possono contare solo sull’export». E quindi bene il piano Juncker per gli investimenti in Europa.

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