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Una nuova arma per la lotta all’evasione: il redditometro 2.0

Uno strumento di prevenzione prima ancora che di repressione fiscale. Capace di passare al setaccio oltre 100 tipologie di spese di 45 milioni di italiani, suddivisi in gruppi omogenei in base alla composizione familiare e all’area geografica di appartenenza. È il nuovo redditometro, che dopo due anni e mezzo di attesa ha svelato definitivamente le proprie carte con l’approvazione del decreto ministeriale, pubblicato in G.U. n. 3 del 4/1/2013, che definisce i meccanismi di ricostruzione del reddito. La differenza rispetto al passato è in primo luogo culturale, ma anche tecnica. Se è vero che la finalità primaria del nuovo accertamento sintetico è quella di «orientare» il contribuente verso la compliance, in fase di controllo esce rafforzato il ruolo del contraddittorio. Oggi il dialogo preliminare alla rettifica vera e propria è obbligatorio, mentre in passato era solo opzionale (e in taluni casi gli uffici omettevano il passaggio). Pure sotto il profilo del funzionamento, però, il redditometro 2.0 sembra essere più selettivo e preciso. Non più presunzioni originate «meccanicamente» dalla mera applicazione dei coefficienti moltiplicatori ai beni indice di maggiore capacità contributiva riscontrati. Il metodo di ricostruzione sintetica del reddito che si applicherà dalle annualità 2009 e seguenti poggia in primo luogo sulle spese certe e documentate disponibili nei vari database dell’Anagrafe tributaria. L’applicazione del coefficiente di rivalutazione rilevato dall’Istat o da indagini socio-economiche del settore riguarderà quindi parametri oggettivi, quali la potenza delle auto, la lunghezza delle barche o la dimensione degli immobili. Per tutte le spese quotidiane (alimentari, casalinghi, vestiti, scarpe, giocattoli, libri scolastici ecc.) saranno assunti i valori risultanti dall’indagine annuale Istat sui consumi delle famiglie. Nessun obbligo di rendicontazione dei microacquisti per i contribuenti, quindi, né tantomeno di conservazione di scontrini e ricevute. A innescare l’accertamento da redditometro potrebbero essere anche gli incrementi patrimoniali o l’accumulo dei risparmi, per la quota imputabile al periodo d’imposta considerato. Rispetto al passato lo scostamento minimo tra il reddito dichiarato e quello presunto potrà essere minore (20% contro il 25% vigente fino all’annualità 2008), così come l’accertamento potrà interessare un singolo periodo d’imposta e non più almeno due (eliminando del tutto, peraltro, le questioni interpretative e il relativo contenzioso legate alla necessaria continuità o meno del biennio). Via libera, quindi, al nuovo strumento di controllo per le persone fisiche: a quasi 20 anni da quel dm 10 settembre 1992 che ha costruito un «paniere» ormai obsoleto e non più in grado di fotografare la realtà informatizzata e internazionalizzata di oggi, forte di un archivio di dati enorme, il fisco si ritrova in mano un’arma per la lotta all’evasione sicuramente più incisiva.

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