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Una non-Voluntary disclosure

Primo sì della Svizzera all’utilizzo di domande raggruppate come strumento conoscitivo antievasione. Dietro richiesta esplicita, Berna renderà noto al fisco olandese il nominativo di coloro che, esortati da banca Ubs a comunicare le proprie attività detenute in terra elvetica, non hanno assolto per tempo ai propri doveri.

Per costoro la federazione aveva già disposto l’interruzione delle attività commerciali e ora offre loro tre vie d’uscita: dimostrare d’aver già comunicato quanto detenuto, accettare di partecipare alla procedura semplificata o non dare il consenso alla comunicazione, decisione a cui seguirà una notifica dal parte dell’autorità fiscale svizzera. I contribuenti sono quindi avvertiti: gli strumenti nelle mani del fisco internazionale si fanno via via più forti e la voluntary disclosure, per quanto ancora fumosa in Italia, inizia a stilare l’elenco dei colpevoli.

La domanda. Lo scorso 22 settembre la Confederazione elvetica ha pubblicato sul Foglio Federale un comunicato dell’Amministrazione federale delle contribuzioni svizzere (Afc) col quale recepiva per la prima volta una domanda di assistenza amministrativa su un gruppo di soggetti non identificati, ma accomunati da un comportamento analogo. L’Olanda ha richiesto, conformemente all’art. 26 della convenzione tra Confederazione svizzera e Regno dei Paesi Bassi sulla doppia imposizione, assistenza amministrativa all’Afc. «L’autorità estera», si legge nel comunicato, «richiede informazioni in merito a persone fisiche non identificate che, nel periodo dal 1° febbraio 2013 al 31 dicembre 2014, hanno soddisfatto tutti i seguenti requisiti: a) la persona era titolare di uno o più conti bancari presso Ubs Switzerland Ag; b) il titolare del conto era domiciliato nei Paesi Bassi; c) Ubs Switzerland Ag ha inviato alla persona titolare del conto una lettera in cui la informava della disdetta imminente delle relazioni commerciali qualora essa non avesse rispedito all’Istituto bancario, entro il termine dato, il formulario firmato “Eu-Fiscalità del risparmio – autorizzazione alla divulgazione volontaria” o non avesse dimostrato in altro modo all’Istituto bancario di aver rispettato i propri obblighi fiscali; d) nonostante la lettera inviata, il titolare del conto non ha consegnato all’Istituto bancario alcun elemento di prova sufficiente concernente il rispetto dei propri obblighi fiscali».

Domande raggruppate.

L’utilizzo dello strumento delle domande raggruppate costituisce una novità per quei paesi impegnati nelle pratiche di voluntary disclosure, che, conformemente alle disposizioni del commentario Ocse aggiornato nel 2012, non possono chiedere in modo generalizzato e indiscriminato informazioni sui propri contribuenti (la cosiddetta pratica della fishing expedition). È tuttavia possibile che, pur non indicando il nome dei contribuenti, gli stati richiedenti possano indicare in maniera precisa un modello di comportamento sospetto che accomuna un gruppo di soggetti e le ragioni che hanno portato l’amministrazione fiscale a sospettare di tali comportamenti. «La domanda di assistenza amministrativa in questione», ha puntualizzato Maurizio Di Salvo, avvocato e dottore commercialista, Of Counsel di Noda Studio, «costituisce un vero elemento di novità per la piazza elvetica (con il solo precedente storico statunitense)».

Esclusioni. Il comunicato dell’Afc esclude dalla trasmissione «i conti che nel periodo indicato non hanno mai raggiunto un importo pari o superiore a 1.500 euro» e i conti per i quali il titolare di questi ultimi ha fornito la prova della divulgazione volontaria del conto alle autorità fiscali dei Paesi Bassi e della partecipazione al programma olandese di voluntary disclosure. Esclusi infine i conti le cui informazioni erano già state trasmesse al Belastingdienst nell’ambito di un’assistenza amministrativa.

Anche l’Italia, riconoscendo l’ammissibilità delle richieste raggruppate aventi ad oggetto l’identificazione di modelli comportamentali specifici, potrebbe dunque incorrere in questo nuovo mezzo d’inchiesta. «I clienti italiani di istituti bancari elvetici», ha evidenziato Di Salvo, «potrebbero essere oggetto, prima, di richiesta amministrativa e, poi, di una procedura penale» cosa che dovrebbe incentivare coloro aventi capitali oltre confine a muoversi per tempo rispondendo delle sole sanzioni pecuniarie.

Proroga per l’adesione. Oggi intanto il consiglio dei ministri, convocato per le 9, dovrebbe dare il via libera al decreto legge sulla finanza pubblica, contenente anche il rinvio al 30 novembre dell’adesione alla voluntary disclosure, con possibilità di perfezionamento delle pratiche fino al 31 dicembre (attualmente la scadenza è fissata per domani, con possibilità di perfezionamento entro fine ottobre). Sull’appesantimento delle sanzioni per i ritardatari si deciderà all’ultimo momento, mentre è quasi certo che chi aderirà alla disclosure nell’extra time potrà essere soggetto a verifiche anche per l’anno 2010 (e l’Agenzia delle entrate avrà tutto il 2016 per farlo). Allo studio c’è anche la possibilità per chi ha effettuato il rimpatrio in base alle regole del dl 4/2014 di godere di un riallineamento alle (più favorevoli) condizioni successive. Ieri nel frattempo i tecnici di Camera e Senato, nel dossier del servizio Bilancio sulla nota di aggiornamento del Def, hanno chiesto al governo di «chiarire se la quota di risorse utilizzata dal dl Milleproroghe esaurisca o meno l’ammontare complessivo delle entrate che si stima di realizzare per effetto delle disposizioni in materia di voluntary disclosure».

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