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Una Newco salva aziende con garanzie dello Stato

Il Consiglio dei ministri ha approvato una versione “leggera” dell’Investment compact. Tra le misure, via libera alla Newco salva aziende con le garanzie dello Stato, agli aiuti alle Pmi innovative, ai finanziamenti alle imprese da parte della Sace e di fondi istituzionali esteri, al rafforzamento della defiscalizzazione per marchi e brevetti e all’estensione delle agevolazioni della “Sabatini bis”.

Il consiglio dei ministri approva in versione “light” il decreto sull’Investment compact. Ottengono il via libera, tra l’altro, la Spa per il rilancio delle imprese industriali, il regime speciale per le Pmi innovative, i finanziamenti alle imprese da parte della Sace e di fondi istituzionali esteri, il rafforzamento della defiscalizzazione per brevetti e marchi, un’estensione delle agevolazioni della “Sabatini bis”. Ma saltano alcune norme che nelle settimane scorse erano state elaborate come possibili pilastri del provvedimento: l’estensione del Fondo centrale di garanzia ai titoli Abs e alle assicurazioni, lo stop alle norme retroattive che frenano i grandi investimenti produttivi, gli “Industrial bond”, il rifinanziamento degli aiuti fiscali alle reti di impresa e le misure “acchiappa talenti”.
L’ingresso quasi a sorpresa del pacchetto sulle banche e l’intenzione di varare un decreto snello – alla fine solo 8 articoli – in attesa del nuovo capo dello Stato hanno fortemente alleggerito il piano sull’industria aprendo la strada a un successivo provvedimento che ripescherà i pezzi perduti per strada. Rinviata anche la nomina di Luca Cordero di Montezemolo nel ruolo di consigliere del premier per l’internazionalizzazione, probabile passo intermedio in attesa di affidare all’attuale presidente di Alitalia la guida di un’Agenzia unica per il made in Italy che ingloberà Ice, Invitalia (per la parte relativa agli investimenti esteri) ed Enit.
La Spa per l’industria
Il governo – si legge nel testo approvato in consiglio dei ministri – «promuove l’istituzione di una società per azioni per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese italiane». Lo scopo è il rilancio di imprese industriali che, «nonostante temporanei squilibri patrimoniali e/o finanziari, siano caratterizzate da adeguate prospettive industriali e di mercato». La società potrà anche procedere all’affitto o gestione di aziende, rami di aziende o siti produttivi (un ambito che aprirà all’operazione Ilva).
Il capitale sarà sottoscritto da investitori istituzionali e professionali, con emissione di azioni di diversa categoria. In sostanza dovrebbero essere partner pubblici – si pensa alla Cassa depositi e prestiti – e privati. I primi godranno della garanzia dello Stato, e saranno tenuti a riversare allo Stato una quota degli utili. I privati avranno invece potere di veto sul voto maggiorato in assemblea e veto sulle delibere relative agli investimenti. Il provvedimento prevede inoltre che la newco abbia sette anni di tempo, prorogabili a dieci,per cedere le partecipazioni o gli asset acquisiti e debba distribuire almeno i due terzi degli utili prodotti.
Credito alternativo
Non c’è, come detto, il riassetto del Fondo centrale di garanzia. Ma nel testo compare, a sorpresa e su pressing del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, la norma che consentirà alla Sace di svolgere anche l’esercizio del credito diretto alle imprese come una Exim bank. Come accade in Francia, Germania e altri Paesi, in sostanza, Sace potrà effettuare finanziamenti diretti oltre al credito all’esportazione.«Sace sarà autorizzata a costituirsi come banca – spiega Guidi –. Questo consentirà, nelle nostre stime, di avere almeno 12 miliardi in più che verranno erogati, probabilmente a tassi più vantaggiosi per il sostegno del credito, dell’export e della parte assicurazioni». La norma, è l’idea del governo, dovrebbe anche contribuire a rafforzare la posizione della Sace in vista di un possibile processo di privatizzazione su cui al momento è in corso ancora una riflessione.
Ai canali di credito alternativo alle banche è dedicato anche l’articolo sul «lending indiretto» che dovrà consentire agli investitori istituzionali esteri che operano in Paesi “white list” e sono soggetti a vigilanza di partecipare indirettamente, in qualità di soggetti finanziatori, ad operazioni di finanziamento bancario godendo dell’esenzione della ritenuta. Anche in questo caso le normative di riferimento sono quelle di Francia e Germania.
Legge Sabatini bis
Nel decreto spunta anche una norma che corregge l’attuale sistema dei finanziamenti agevolati previsti dalla cosiddetta “Sabatini bis” per l’acquisto o il leasing di beni strumentali. In pratica, i contributi dello Stato che consentono alle imprese di abbattere il tasso di interesse potranno essere riconosciuti alle Pmi anche al di fuori del plafond della Cassa depositi e prestiti. I contributi scatteranno anche per finanziamenti erogati dalle banche direttamente e non passando per la provvista della Cdp.
La misura, secondo i tecnici del governo, potrebbe consentire una velocizzazione dell’iter di concessione ma, in alcuni casi, anche un accesso al finanziamento complessivamente più favorevole.

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