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Una newco per i crediti difficili e per gli aumenti di capitale

Tra i partecipanti al summit di ieri mattina a Palazzo Chigi sulle banche, qualcuno scomoda la metafora con il nucleare d’Oltralpe. «Le centrali sono in Francia, ma se avviene un incidente gli effetti dannosi li avremmo anche qui». Allo stesso modo, le banche più grandi e solide del “sistema” domestico devono evitare incidenti a quelle più fragili, che potrebbero travolgere la stabilità finanziaria, facendosi capo dei loro problemi urgenti. «Il tempo stringe – ha detto un banchiere – è l’ora di un intervento del sistema per il sistema, altrimenti si rischiano nuovi crolli come quelli di gennaio-febbraio ». Uno schema su cui si ragiona da giorni è creare un veicolo societario partecipato da banche, fondazioni e fondi stranieri che s’intesti le sofferenze degli istituti più critici fino a 10 miliardi di euro. Da ieri allo schema si è aggiunta l’ipotesi – tecnicamente molto complessa – che lo stesso veicolo possa accogliere le azioni emesse da Vicenza e Veneto Banca che nessuno vorrà comprare.
L’incontro è stato ai massimi livelli. Da una parte i vertici delle istituzioni: anche il premier Matteo Renzi, che s’è affacciato nella fase introduttiva del vertice, durato oltre tre ore, forse per dare più forza e indirizzo ai timori del governo. Dall’altro lato del tavolo c’era un pugno di banchieri e finanzieri che, tra i pochi nel settore in Italia, sono in grado di mobilitare risorse liquide e cordate di investitori per risolvere i dossier che la primavera porta. Quindi l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni, quello di Ubi Banca Victor Massiah, il patron di Cariplo e delle fondazioni bancarie Giuseppe Guzzetti, infine i vertici della Cassa depositi Claudio Costamagna e Fabio Gallia. Insieme hanno cominciato a snocciolare i problemi e le possibili soluzioni, con volontà descritta come «buona» da chi c’era, e l’intento di rivedersi presto. Molti dei presenti hanno riconosciuto che «ci sono stati degli errori, anche in termini di immagine e comunicazione». Anche la gestione del governo nel salvare i quattro piccoli istituti a novembre non è stata da manuale. Ma fermarsi oggi alle parole, come i mantra sul fatto che «le banche italiane sono sane» cui più nessuno crede davvero, non basta più: è tempo di agire, anzi di pagare, con «un piano di dimensioni mai viste per affrontare il problema diffuso delle sofferenze, e completare le ricapitalizzazioni delle banche venete prima che il sistema venga travolto», dice uno dei presenti.
L’agenda, ingrata, la detta la vigilanza Bce, che ha costretto la Vicentina a rimpolpare il patrimonio con un aumento da 1,75 miliardi entro il 30 aprile. Significa partire sul mercato lunedì 11, al più tardi il 18; tuttavia i primi sondaggi sugli investitori dicono che sarebbe già tanto piazzare i tre quarti della somma: e Unicredit, che s’è impegnata poco cautamente a garantire la totale riuscita dell’aumento, non vuole trovarsi prima socia a Vicenza e cerca aiuto per spalmare quel rischio.
Sempre Francoforte, poi, ha forzato Carige a trovare un percorso strategico (e forse un partner) entro maggio. Come già fece con Siena nove mesi fa, e sta perdendo la pazienza. I nodi da sciogliere li conoscono tutti, e concordano: quindi Mps, Carige, Vicenza e Veneto Banca (altro aumento con quotazione, simile al vicentino ma lievemente meno impervio). Meno concordia c’era sulle soluzioni da intraprendere finora. Perché Mps è in balia del suo destino, di banca ristrutturata ma ancora appesantita da 24 miliardi di crediti insolventi. Mentre in Carige il nuovo cda deve esaminare l’offerta del fondo Apollo, che metterebbe in sicurezza la banca ligure (ma la sfilerebbe al primo azionista Malacalza).
A Piazza Affari in verità sembra che il freddo di inizio 2016 sia già tornato sui bancari. Ieri l’indice Ftse Mib ha peso il 3%, tra i peggiori: Banco Popolare ha perso l’8%, Bpm, Ubi e Bper oltre il 5, Intesa Sanpaolo il 4,3%, mentre Mps ha ritoccato i minimi. Dal 14 marzo – l’avvio della nuova ondata di vendite sui bancari – l’Euro Stoxx di settore ha perso il 14%, le italiane molto di più: il Banco – 34%, Mps -24%. È l’ora dei fatti: riuscirà il “sistema” a risolvere in una dozzina di giorni ciò che ristagna da mesi?

Andrea Greco

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