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Una mediazione sullo sciopero Rai

Il livello dello scontro tra Governo e Rai resta ancora elevato, lo sciopero dell’11 giugno resta ancora indetto, ma tutto può cambiare in fretta a partire da oggi. Si cerca, infatti, una mediazione sulle sedi regionali per venire incontro alle richieste dei sindacati. Un emendamento del Governo all’articolo 21 del decreto Irpef, quello che riguarda la Rai, potrebbe partire da quello presentato dal Pd, con l’obiettivo di lasciare una sede Rai per ciascuna regione, dando mano libera all’azienda per la riorganizzazione delle spese, con una focalizzazione sull’informazione locale.
Non è detto che la presentazione di tale emendamento basti a evitare uno sciopero indetto soprattutto sul “taglio” dei 150 milioni da quanto il Tesoro dovrà riversare alla Rai rispetto a quanto incassato dal canone per il 2014. Sul taglio, infatti, non vi è alcuna marcia indietro da parte del Governo. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando conferma che «l’orientamento del Governo resta quello che era. Il contributo a carico della Rai (150 milioni, ndr.) resta inalterato, mentre la Rai esce dal novero delle imprese dell’articolo 20 (che prevede ulteriori tagli per le partecipate statali)».
Va giù duro anche il sottosegretario allo Sviluppo con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli: «La linea del Governo non cambia; non ci faremo dettare l’agenda da nessuno. La riforma del canone – continua Giacomelli -, la trasformazione della Rai, l’anticipazione del percorso di rinnovo della concessione sono obiettivi da raggiungere entro il 2014. Apriremo un confronto con tutti perché il servizio pubblico appartiene a tutti, non solo agli addetti ai lavori».
Toni che rievocano quelli utilizzati il giorno prima dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, forse poco “tattici” nei confronti di un fronte dello sciopero che appare ogni giorno meno compatto, ma tesi, piuttosto, a non offrire appigli per l’eventuale revoca. Dubbi sullo sciopero li ha espressi, tra gli altri, il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, citato dal deputato Pd Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza: «Su alcune soluzioni ci si trova d’accordo, ad esempio l’anticipo delle rinnovo per la concessione».
Non a caso, ieri, la Federazione della Stampa e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, in un comunicato congiunto siglato da Franco Siddi e Vittorio Di Trapani, parlano di uscire dal «muro contro muro» anticipando al 2014 la discussione, «pubblica e dovrà andare oltre i confini della politica e del sindacato», sul rinnovo della concessione tra Stato e Rai previste per il maggio 2016.
E, sempre non a caso, Fnsi e Usigrai, replicano a Giacomelli sottolineando come «i temi posti dal sottosegretario sono quelli che avevamo posto noi come centrali per il futuro e il rilancio della Rai. I toni del sottosegretario sono sopra le righe, ma a noi interessano i contenuti e si tratta di un’apertura importante. L’Usigrai convocherà i propri organismi dirigenti per valutare le decisioni da assumere sullo sciopero». Sciopero al quale l’Usigrai ha aderito senza troppo entusiasmo, sin dall’inizio.
Il dibattito, insomma, dovrà superare il decreto Irpef per focalizzarsi sul futuro della Rai e del servizio pubblico. Si chiama “la Rai ai cittadini” la proposta di legge che Move On Italia ha preparato nei mesi scorsi confrontandosi con associazioni, giuristi, utenti e lavoratori della Rai e che sarà presentata il 19 giugno alla Federazione della stampa. La proposta ha tra i suoi obiettivi il superamento delle attuali fonti di nomina affidate alla Vigilanza e la lottizzazione dei partiti.
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