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«Una legge per i brevetti»

Solo un ritardo degli uffici preposti tolse all’Italia l’orgoglio di avere inventato il proiettore cinematografico. La sfortunata vicenda di Filoteo Alberini, che un anno dopo sarebbe stato raggiunto e (per la storia) superato dai fratelli Lumière, è uno degli episodi storici raccolti dall’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm) per celebrare il 130esimo anniversario. Un evento organizzato a Roma e un volume storico hanno ripercorso quasi un secolo e mezzo di storia della proprietà intellettuale, offrendo anche spunti di assoluta attualità. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, ad esempio, ha preannunciato nuove disposizioni che potrebbero essere inserite nel disegno di legge concorrenza prossimo all’approdo al consiglio dei ministri: stretta sanzionatoria sulle contraffazioni, “legge speciale Expo” per la tutela dei segni distintivi collegati all’Esposizione, incentivazione dei marchi collettivi di fonte privata gestiti in forma consortile. Solo gli ultimi tasselli di una normativa che si è costantemente evoluta nel tempo, dal primo Statuto a protezione delle invenzioni firmato a Venezia nel 1474 alle odierne discussioni sul nuovo brevetto unitario europeo. In mezzo l’evoluzione del design e delle invenzioni industriali, fino all’esplosione del made in Italy negli anni del primo boom economico e negli anni 80, che gli addetti ai lavori considerano il “secondo boom” della cultura d’impresa.
Loredana Gulino, direttore generale per la lotta alla contraffazione-Uibm del ministero dello Sviluppo, si sofferma sulle ultime novità dell’Ufficio. L’arretrato sull’esame delle domande sia di marchio nazionale che di disegni cumulatosi negli anni è stato smaltito. «Oggi siamo in grado di concludere l’iter per i marchi nell’arco di 5 mesi. Per quanto riguarda i brevetti in nove mesi si può concludere la ricerca di anteriorità». L’evento per celebrare i 130 anni dell’Ufficio ha ospitato anche il punto di vista internazionale, con la presenza tra gli altri di Wang Binying, vicedirettore generale dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale. Il settore del resto è sempre più interconnesso. E le esperienze italiane oltre Europa non mancano. Marco Bonetto, presidente del Bonetto Design Center, firma (tra gli altri oggetti) del telefono pubblico arancione Sip della fine degli anni 80, racconta il lavoro svolto per la Cina sul design di 25 bus da lunghi viaggi: «Non è stato semplice, perché ogni regione aveva esigenze e approcci diversi verso il design». A rappresentare un osservatorio speciale sono gruppi storici dell’industria italiana, come Pirelli. Stefano Lasca, direttore della funzione proprietà industriale del gruppo, rievoca il deal del ’99: «Pirelli cedette una piccola divisione, la Sistemi Ottici, incassando 6 miliardi di dollari, un importo enorme che fu riconosciuto proprio in virtù dei brevetti portati in dote». In molti altri casi però la proprietà intellettuale appare una risorsa troppo spesso considerata di serie B rispetto ad altri asset aziendali. Nella Stabilità appena bollinata dalla Ragioneria si prova a porre un rimedio anche a questo storico ritardo attraverso l’introduzione del “patent box”, il regime opzionale per la detassazione dei redditi derivanti da brevetti e marchi funzionalmente equivalenti.

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