25.01.2023

Una legge “Meloni” per i professionisti Ma a loro non piace

  • La Repubblica

Le sanzioni ai professionisti che accettano compensi inferiori a quelli stabiliti per legge non convincono; la ridottissima platea delle imprese a cui si applica l’equo compenso (imprese con più di 50 dipendenti o un fatturato superiore a 10 milioni di euro) convince ancora meno. Poi c’è la questione della discriminazione tra professioni ordinistiche e non ordinistiche. Ma il disegno di legge sull’equo compenso per i professionisti, oggi nell’Aula di Montecitorio, passerà così com’è, senza alcun emendamento.

Forse perché quel disegno di legge non è proprio uguale agli altri. In calce, infatti, porta la firma di Giorgia Meloni. Era stata l’attuale premier a presentarlo, uno dei suoi ultimi atti da parlamentare, prima delleelezioni e della nomina a presidente del Consiglio. Ed è stato tra i primi ad essere ricalendarizzati, appena il nuovo Parlamento si è insediato. Più che una corsia accelerata, un iter lampo a prova di modifiche e osservazioni. Nelle ultime settimane c’è stato un serrato confronto tra ordini professionali e altre associazioni di rappresentanza delle categorie, si era provato a sottoporre alla Commissione Giustizia della Camera, che per prima ha esaminato il testo, un pacchetto di modifiche messe a punto dagli addetti ai lavori. Ma alla fine ha prevalso la forte spinta del governo a far passare il provvedimento così com’è: «Non ci sono spazi per apportare modifiche qui alla Camera», conferma la relatrice, Carolina Varchi (FdI).Anche gli organi di rappresentanza dei professionisti se ne sono fatta una ragione: «È un pacchetto chiuso, nonostante si fosse detto che ci sarebbe stato spazio per modifiche », rileva Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Tra i rilievi principali c’è quello della platea: «Da un’indagine è emerso che le imprese con oltre 50 dipendenti o con oltre 10 milioni di fatturato in Italia sono appena il 2% del totale», dice Stella, che si augura anche che le sanzioni vengano applicate con buon senso: «Non si può punire un professionista costretto ad accettare un compenso inferiore».

«Il testo è perfettibile, ma l’aspetto positivo è che questa legge reintroduce la corretta remunerazione dell’attività professionale – afferma Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio Nazionale dei commercialisti – . Quanto alla sanzioni, le vedo come una garanzia: il problema è che le regole non sono uguali per tutti ». Infatti uno dei nodi principalidel provvedimento, sollevato da quasi tutta le organizzazioni, è che le sanzioni a chi accetta compensi inferiori a quelli “equi” possono essere applicabili solo agli iscritti agli ordini professionali. «Le professioni ordinistiche hanno una tutela maggiore perché ci sono un percorso di studi, un esame e un obbligo di formazione continua», ribatte Andrea de Bertoldi (FdI), coordinatore della Consulta dei parlamentari commercialisti. In realtà anche il Pd puntava da tempo a una legge sull’equo compenso: la questione, spiega Chiara Gribaudo, che ha seguito passo passo il dibattito alla Camera, è che «ci eravamo lasciati nella scorsa legislatura con l’impegno che avremmo corretto le distorsioni della norma, e invece adesso c’è stata una forzatura. Così com’è, il testo rappresenta un’occasione mancata per i professionisti».