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Una fattura elettronica salata Non convince i professionisti

Semplificazione sì, ma non a costo zero. I nuovi obblighi di fatturazione elettronica nei confronti delle p.a. scaricano su professionisti e imprese una serie di adempimenti iniziali onerosi. Sia in termini di tempo, sia a livello economico. A quasi quattro mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo della e-fattura verso le amministrazioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti previdenziali), scattato il 6 giugno 2014, gli operatori tracciano un primo bilancio.

A evidenziare le maggiori criticità è Inarsind, il sindacato degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti. «Il nuovo sistema richiesto per fatturare alla p.a. non prevede esclusivamente il passaggio dal cartaceo al digitale (magari inviato via Pec), ma impone l’adozione di un formato elettronico-strutturato, cioè scritto in un XML secondo la sintassi del «Tracciato_FatturaPA» con firma digitale», osserva il presidente Inarsind, Salvo Garofalo, «il programma base si può scaricare liberamente da internet. Ma se si vuole qualcosa di semplice e professionale, alla fine conviene acquistarlo. Ovviamente, a spese del privato».

Secondo Inarsind, quindi, la situazione rispecchia un leitmotiv da anni denunciato dalle categorie professionali: lo Stato chiede ai lavoratori autonomi e alle imprese di sopperire alle proprie carenze comunicando informazioni utili per gestire la spesa pubblica. «La riforma prevede una dose notevole di dati aggiuntivi da indicare, oltre all’obbligo di conservare i documenti per tempi ancora più lunghi», aggiunge Garofalo, «ma pensiamo veramente che, con simili imposizioni ai privati, la p.a. funzionerà meglio e che i lavoratori autonomi saranno, così, stimolati a modernizzarsi? Se così fosse dovremmo assistere a una drastica riduzione del numero di dipendenti pubblici e della relativa spesa».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche artigiani e pmi. «L’operazione è partita addossando totalmente i costi, per i necessari adeguamenti informatici, sulle imprese», osserva Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali di Confartigianato, «in pratica, gli associati hanno dovuto acquistare sul mercato il servizio di trasmissione telematica e di archiviazione sostitutiva delle fatture nei confronti della p.a.». In tale ottica, la semplificazione avrebbe indirettamente causato ulteriori oneri burocratici, almeno nella fase iniziale, a un tessuto produttivo già alle prese con la crisi di liquidità. «L’amministrazione pubblica doveva, e poteva, mettere a disposizione delle imprese e degli operatori che li assistono un programma gratuito per generare la fattura elettronica come pure la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche poteva essere effettuata direttamente dal Sistema di interscambio», chiosa Trevisani, «magari si può, in parte, ancora rimediare per il prossimo appuntamento del 31 marzo 2015 (quando l’obbligo sarà esteso verso tutte le altre p.a., ndr)».

Volenti o nolenti, tuttavia, chi vende beni o presta servizi alle p.a. centrali si è dovuto adeguare: le tradizionali fatture cartacee, infatti, non possono essere più pagate. Sul medio-lungo termine, oltre ai vantaggi per lo stato (risparmi economici, maggiore trasparenza sui fornitori, monitoraggio della spesa pubblica), la e-fattura dovrebbe produrre significativi benefici pure per professionisti e imprese. «Di sicuro ci sono i risparmi per la carta, i costi di spedizione e gli altri aspetti amministrativi», rileva Bruno Gabbiani, presidente di Ala-Assoarchitetti, «ma l’aspetto sicuramente più importante sarebbe se questo sistema contribuisse a una reale riduzione dei tempi di pagamento. Le direttive dell’Unione europea sono chiare, tuttavia ritengo che nel contesto italiano non è la modalità con cui viene ricevuta la fattura a determinare i noti ritardi. Si tratta di una piccola parte di un ingranaggio molto burocratico e spesso farraginoso: non vorrei essere eccessivamente pessimista, la fattura elettronica è una spinta verso uno stato più moderno, ma è necessario ripensare e rendere più efficiente l’intero sistema». Anche perché, conclude Ala-Assoarchitetti, la telematizzazione dei rapporti tra privati e p.a. produce anche qualche effetto indesiderato. «Riscontriamo sul territorio che in molti comuni gli orari di ricevimento da parte degli uffici tecnici hanno subito un restringimento», puntualizza Gabbiani, «ora che tutti i rapporti sono possibili in via informatica, è più difficile ottenere un confronto diretto con i funzionari. Questo andrebbe benissimo laddove fosse possibile seguire tutte le pratiche a distanza e capire lo stato di avanzamento dell’iter, i responsabili amministrativi eccetera. Purtroppo ciò non è sempre possibile e il confronto personale è ancora in molti casi indispensabile per poter ovviare a quelle lacune e/o malintesi che il rapporto virtuale produce».

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