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Una «fase due» tutta da scrivere

Un mix di ulteriori misure e interventi, con l’obiettivo di rafforzare la dote fiscale della manovra per famiglie e imprese, con effetti già nel 2014 tutti da valutare sul campo. È la «fase due» della manovra cui hanno esplicitamente fatto cenno sia il presidente del Consiglio, Enrico Letta che il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni nell’illustrare due sere fa i grandi numeri della legge di stabilità. Sono quattro i nuovi fronti ipotizzati dal governo.
In primo luogo la spending review, di cui al momento non vi è traccia nei saldi della manovra per il 2014, poiché i tagli (3,5 miliardi nel 2014) sono concepiti e spalmati secondo l’approccio “tradizionale”, pur non essendo catalogabili tout court tra i tagli lineari. Nel comunicato emesso dal Consiglio dei ministri si parla espressamente della progressiva implementazione della spending review, affidata alle cure di Carlo Cottarelli. I risultati ottenuti potranno «contribuire ulteriormente a individuare le razionalizzazioni di spesa con le quali finanziare l’ulteriore riduzione della pressione fiscale».
Nessuna cifra accompagna questo auspicio per quel che riguarda il 2014, dunque da questo punto di vista si tratta di una sorta di scommessa. Di certo gli effetti della nuova spending review non saranno “fisicamente” percepibili prima della metà del prossimo anno, poichè Cottarelli si insedierà il prossimo 23 ottobre. Quanto meno vi sarà bisogno di una prima fase di ricognizione e di successiva individuazione dei settori in cui intervenire. Per ora, nel dispositivo della manovra, sono previsti risparmi indicativi per almeno 1 miliardo nel 2015 e per 1,2 miliardi a decorrere dal 2016. In caso contrario, scatteranno nuovamente, sotto forma di clausola di salvaguardia, i già abusati tagli lineari alle dotazioni dei ministeri.
Nell’elenco dei nuovi apporti alla manovra compare poi anche un aumento delle accise e di altre imposte. Anche in questo caso, nel testo del provvedimento si prevedono maggiori entrate ma dal 2015: 3 miliardi, che salgono a 7 miliardi nel 2016 e a 10 miliardi nel 2017. Aumenti fiscali ancora da definire nel dettaglio che potranno essere rimodulati anch’essi in funzione dei risparmi ottenuti con la spending review, «rispetto a quanto considerato nei tendenziali di finanza pubblica 2015-2017».
La terza, possibile fonte di entrata è connessa alla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. Il riassetto patrimoniale dell’Istituto di Via Nazionale, stando alle più recenti simulazioni, si aggirerebbe attorno ai 5-7 miliardi, che genererebbe un potenziale gettito aggiuntivo a beneficio delle casse dello Stato per circa 700 milioni. Non sembra, di per sè, una partita risolutiva, anche se calcoli precisi ancora non sono stati messi nero su bianco.
Infine, Letta ha fatto esplicito riferimento alla possibile «aggressione ai capitali esportati illegalmente, grazie a una norma messa a punto dal procuratore aggiunto Francesco Greco che porteremo in Parlamento». Non si tratta degli scudi fiscali già ampiamente utilizzati nel recente passato, quanto con ogni probabilità delle nuove e più stringenti norme antiriciclaggio già indicate nel rapporto Greco, nella parte in cui si prevede la reclusione da quattro a dodici anni e multe da 10mila a 100mila euro.
Iniziativa in progress, e dunque al momento difficilmente quantificabile quanto ai suoi possibili effetti in termini di maggiore gettito.

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