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Una direttiva ancora inefficace

I ritardi nel saldo delle fatture per le piccole imprese? Restano molto elevati e diminuiscono a piccoli passi, nonostante l’Italia sia stato uno dei primi Paesi Ue a recepire la Direttiva sui tempi di pagamento. Anzi, a fronte di un livello di conoscenza sui termini di pagamento della Pa alle imprese pari al 90% circa, ancora due terzi degli imprenditori titolari di aziende con meno di venti addetti ritiene che la direttiva non abbia sortito effetti positivi. Giudizi più lusinghieri, invece, raccolgono le misure adottate dai Governi nel triennio 2012-2014, visto che solo una Pmi su sette ha ancora in sospeso pagamenti datati 2013.
A rivelare il trend è l’ultima indagine effettuata da Fondazione Impresa su un campione di circa mille imprese con meno di 20 addetti, in base alla quale i tempi medi di attesa si attestano ancora sopra i cento giorni nei rapporti con la Pubblica amministrazione (102,3), mentre per quanto riguarda le prestazioni verso i privati i tempi medi di pagamento si fermano poco sotto gli 80 giorni (79,7). La Direttiva Ue – giova ricordarlo – impone dal 2013 il tetto dei 30 giorni per la Pa e dei 60 per i privati (visto però il perdurare dei pesanti ritardi, dopo vari ammonimenti, nel giugno 2014 la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia).
«Dall’entrata in vigore della Direttiva pagamenti – spiega Daniele Nicolai, curatore della ricerca – gli imprenditori hanno riscontrato solo una parziale riduzione dei tempi di pagamento con benefici minimi per le piccole imprese. Osservando l’andamento storico delle nostre indagini emerge che si registrano attese solo leggermente inferiori rispetto a quanto si verificava nel primo semestre del 2012, quando la crisi economica ha ricominciato a mordere con maggiore pervasività».
Nei rapporti con la Pubblica amministrazione le aziende costrette a essere “più pazienti” sono le Pmi del manifatturiero e dei servizi, che attendono rispettivamente 112,3 giorni (solo 10,1 in meno dall’entrata in vigore della Direttiva) e 111,6 giorni (-26,1), mentre le imprese commerciali confermano tempi di pagamento più bassi (47,2 giorni). Interessante anche il dato delle imprese artigiane, che con 106,4 giorni sperimentano una riduzione più ampia (-18,6 rispetto a due anni fa).
A livello territoriale le differenze risultano meno marcate: solo il Nord-Ovest si stacca dalle altre aree collocandosi sotto il “muro” dei 100 giorni (98,6), mentre il Nord-Est (102,2 giorni), il Centro (103,7) e il Mezzogiorno (105,8 giorni) restano sopra questo tetto.
Visti questi numeri, tra le piccole imprese resiste un «generale senso di sfiducia» sul rispetto dei tempi di pagamento. «Meno di un terzo degli imprenditori (il 32,6%) – si legge nella ricerca di Fondazione Impresa – ritiene che la direttiva Ue abbia comportato effetti positivi per la propria impresa; di converso il 67,4% degli intervistati sostiene che non ci siano stati effetti positivi, con un 23,7% di piccole imprese che considera i provvedimenti “per niente” efficaci».
Sorte ben diversa, invece, per le misure adottate nell’ultimo triennio dai Governi: certificazione dei crediti, compensazione crediti-debiti e sconto fatture in banca sono stati utilizzati dalle Pmi per per farsi saldare i vecchi scaduti. Il risultato? «Gli importi delle somme in sospeso relative al 2013 (e anni precedenti) si attestano su soglie molto contenute: nell’81,5% dei casi entro i 25mila euro e addirittura meno di 10mila euro di arretrati nel 38,8% dei casi». E Nicolai commenta: «Permangono le criticità individuate dalla nostra indagine sui tempi di pagamento troppo elevati. In questo senso è auspicabile che con la fatturazione elettronica si possano accelerare in modo significativo i pagamenti e che le amministrazioni inefficienti diventino presto più virtuose».

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