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Una difesa aurea del portafoglio

La situazione “percepita” del l’euro oggi è certamente migliore rispetto a un anno fa, grazie all’azione della Bce e ai durissimi piani di risanamento. I mercati hanno reagito bene, le azioni hanno segnato rialzi interessanti e gli spread periferici sono in parte rientrati. Ma la situazione economica globale continua a mostrare prospettive fosche. E allora non è sbagliato difendere gli investimenti mettendo in portafoglio anche il più classico dei beni rifugio, l’oro, attraverso fondi specializzati, titoli auriferi, Etf o – per chi ha la possibilità – sotto forma fisica (un lingotto da un chilo oggi costa attorno ai 44mila euro).
Il 2013 sarà ancora difficile, la crisi sistemica è sempre dietro l’angolo. In Europa la possibilità di un rientro della Grecia nel sentiero di una crescita virtuosa è ancora di là da venire, l’inasprimento fiscale e i tagli alla spesa pubblica messi in atto in Italia, Francia e Spagna rischiano sempre di far crollare queste economie in una recessione ben più grave di quella vissuta finora e il clima generale è di profonda sfiducia generale. Per di più anche in Germania, parola del governatore della Bce, Mario Draghi, iniziano a sentirsi i contraccolpi della crisi continentale e il rallentamento tedesco può solo peggiorare lo scenario. Il rischio di un tracollo nel valore monetario degli investimenti in euro è sempre possibile, anche se ora un po’ in ombra. Dunque il “valore puro” rappresentato dal metallo giallo è sempre un buon salvagente.
Se poi attraversiamo l’Atlantico, non è che le attese siano migliori. Certo, gli ultimi dati macro americani sono in miglioramento, ma i rischi generati dal fiscal cliff – il combinato di tagli automatici alle spese e fine degli incentivi fiscali, che senza un accordo di lungo periodo fra repubblicani e democratici sul tetto della spesa avrebbe effetti drammatici sulla crescita Usa – e da un possibile aumento dell’inflazione per effetto delle politiche della Fed potrebbero affondare i mercati. L’America su questo si gioca il rating creditizio, ma il resto del mondo correrebbe il rischio di entrare in una crisi senza precedenti. Anche dal punto di vista dei mercati d’investimento. Secondo Ed Yardeni, uno dei più conosciuti analisti di Wall Street, la mancanza di segnali di intesa bipartisan sulla questione del fiscal cliff potrebbe anche mettere in dubbio la possibilità del rialzo di fine anno, che pur ci starebbe dal punto di vista macro.
«Non ci sarà un year-end rally – spiega Yardeni – finchè non sarà risolto il fiscal cliff. Spero ancora, ma non c’è molto tempo. Se non accadrà entro fine dicembre, la correzione in corso può continuare fino forse a inizio 2013».
Attualmente l’S&P 500 sta perdendo più del 6,5% dei top a 1.465 toccati a metà settembre, anche se è in rialzo del 9,3% da inizio gennaio. «Potrebbe ancora rimbalzare del 6,5% e oltre e recuperare verso i massimi dell’anno – osserva Yardeni – se vi fosse un rapido chiarimento sul fiscal cliff, ma non credo vi sia tempo per fare di più. Probabilmente per vedere un nuovo massimo dovremo aspettare l’anno prossimo».
I mercati però restano nervosi e infatti la volatilità di Nasdaq e S&P 500 sta gradualmente crescendo. Non è un buon segnale, perlomeno invita a una grande prudenza. L’investitore accorto deve scegliere fra temi difensivi – per esempio le azioni ad alto dividendo – ed essere pronto a cambiare cavallo, se fosse necessario.
L’oro – il valore puro – in questo contesto sta vivendo una nuova fase d’interesse fra gli investitori. Come anche l’altro metallo prezioso più presente nei portafogli, l’argento. Entrambi rimangono intorno ai top di periodo e il trend di lungo termine resta saldamente rialzista.
Francesco Bernardini è il responsabile del Servizio oro di Banca dell’Etruria, istituto creditizio al servizio dei distretti orafi italiani fin dagli anni 60-70. «Negli ultimi tre anni – spiega – abbiamo trasferito la nostra conoscenza del settore oro anche agli investitori privati. Il nostro suggerimento è di tenere il 5-7% del portafoglio in oro, anche attraverso una serie di prodotti specifici».
L’accoglienza è stata molto positiva, continua Bernardini, perché «l’oro ha una bassa correlazione con gli altri asset, si muove inversamente al dollaro ed è un rifugio quando tutto va male. Una scelta difensiva che, come è accaduto durante la crisi dell’euro di un anno fa, stabilizza i rendimenti».
Alla Banca dell’Etruria non amano ragionare per target – «Non sappiamo se l’oro sarà a 2mila dollari per oncia entro fine dicembre e a 3mila nel 2013» –, ma si guarda al metallo in rapporto a come si muove il mercato. «E da questo punto di vista – conclude Bernardini – pensiamo che l’oro sia ancora destinato a crescere di valore sui mercati finanziari».

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