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Una detrazione Iva più stretta

Chi ha avuto, ha avuto. Chi non ha avuto, però, non può reclamare nulla, perché il diritto alla detrazione dell’Iva sui beni e servizi non può esistere se mancano le operazioni attive e l’attività è sovvenzionata esclusivamente da contributi pubblici a fondo perduto. Questo, in estrema sintesi, è quanto stabiliscono alcune disposizioni inserite nell’art. 10 della legge n. 21/2016, di conversione del dl n. 210/2015 («milleproroghe»), che invero non sembrano avere nulla a che fare con la proroga di termini in materia economica e finanziaria oggetto dell’articolo, essendo dirette a risolvere la questione della detraibilità o meno dell’Iva da parte degli organismi di formazione professionale che percepiscono contributi pubblici.

Il precedente. L’estate scorsa un’interrogazione parlamentare riportò alla ribalta la questione. Basandosi sulla sentenza favorevole della Cassazione n. 12523 del 17 giugno 2015, nonché su un ordine del giorno accolto dal governo, l’interrogante auspicava il superamento della posizione dell’Agenzia delle entrate. Nella risposta, però, il governo confermò la tesi dell’amministrazione, basata sulle disposizioni interne e sovranazionali in materia. Venne così ribadito che le elargizioni di denaro pubblico non aventi natura di corrispettivo, ossia i cosiddetti contributi a fondo perduto, sono totalmente neutre agli effetti dell’Iva. Per l’erogante che rivesta la qualifica di soggetto passivo, infatti, questi contributi rappresentano cessioni di denaro, che dal lato attivo non sono considerate cessioni di beni, mentre dal lato passivo rientrano fra le operazioni con diritto alla detrazione. Quest’ultima previsione, si rimarcava, riguarda solo l’erogante e non può essere riferita, invece, al beneficiario dei contributi per fondare un suo diritto alla detrazione (come pure sostenuto da taluni, con l’avallo di qualche sentenza). Per il beneficiario, in particolare, i contributi, non avendo natura corrispettiva, ma essendo «fuori campo Iva», sono irrilevanti ai fini del diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi. La sussistenza o meno del diritto alla detrazione del beneficiario, dunque, va determinata secondo i principi e le disposizioni generali, in base ai quali la detrazione «a monte» compete se e nella misura in cui il soggetto passivo impiega i beni e servizi acquistati per effettuare, a valle, operazioni imponibili o assimilate, mentre non è detraibile l’Iva relativa agli acquisti impiegati per effettuare operazioni esenti o non soggette all’imposta (salve le deroghe estensive dell’art. 19, comma 3, del dpr 633/72, fra cui quella della lettera c, che però, come già detto, è riferibile al soggetto che eroga il denaro e non a colui che lo riceve). Ai detti fini, quindi, non si tiene conto della riscossione di contributi «fuori campo», che da un lato non pregiudicano l’eventuale diritto alla detrazione spettante in forza delle operazioni imponibili ed equiparate poste in essere, mentre dall’altro non possono fondare alcun diritto alla detrazione in assenza di tali operazioni. In conclusione, si riaffermava il principio per cui, in relazione ai beni e servizi utilizzati esclusivamente per realizzare servizi di formazione «fuori campo Iva», prestati agli utenti a titolo gratuito, al di fuori di un rapporto sinallagmatico, non compete alcuna detrazione.

Le nuove disposizioni. È ora intervenuto il legislatore con i commi 2-ter e 2-quater dell’art. 10 del dl n. 210/2015, aggiunti dalla legge di conversione n. 21/2016. La prima disposizione, di natura interpretativa, conferma in sostanza la tesi dell’Agenzia, chiarendo che l’art. 19, comma 2, del dpr 633/72 si interpreta nel senso che, in relazione alle attività formative svolte dagli organismi di formazione professionale che percepiscono contributi pubblici, anche se erogati ai sensi dell’art. 12 della legge n. 241/90, l’Iva assolta «a monte» è detraibile se i beni e servizi acquistati con i contributi sono utilizzati per l’effettuazione di operazioni imponibili o assimilate ai fini della detrazione. La seconda disposizione è una sanatoria per coloro i quali abbiano operato in difformità. Si stabilisce infatti che resta ferma la detrazione dell’Iva, in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dagli organismi in esame e utilizzati nella realizzazione di attività formative per l’acquisizione di una qualifica professionale, finanziate da contributi pubblici a fondo perduto, a condizione che la detrazione sia stata operata prima del 27 febbraio 2016, data di entrata in vigore della predetta legge, e che l’Iva non sia stata considerata dall’ente erogatore come una spesa ammessa al finanziamento. A tale ultimo proposito, il comma 2-quinquies prevede infine che gli enti erogatori, nella determinazione del contributo, debbano tenere conto dell’Iva indetrabile.

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