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Una compliance fiscale a metà

La spinta alla compliance funziona a metà. La «moral suasion» del fisco, che nel 2015 ha allertato circa 305 mila contribuenti su anomalie nelle proprie posizioni, ha avuto esito positivo nel 51% dei casi. Oltre 156 mila soggetti hanno corretto tramite ravvedimento errori od omissioni, soprattutto per quanto riguarda le mancate dichiarazioni Iva. Quasi altrettanti, però, hanno ignorato l’avvertimento, specie se l’avviso era relativo allo spesometro (per questi, ha spiegato l’amministrazione finanziaria, scatteranno controlli più approfonditi). Risultato dell’operazione di incentivo alla compliance: 300 milioni di euro, che contribuiscono a raggiungere i 14,9 miliardi complessivamente recuperati dal contrasto all’evasione e illustrati ieri dall’Agenzia delle entrate.

Un record favorito anche dal balzo delle riscossioni da ruolo, con Equitalia che ha assicurato incassi per 4,4 miliardi di euro (+7,3% rispetto ai 4,1 miliardi del 2014 e +13% rispetto ai 3,9 miliardi del 2013). Segno più, anche se contenuto, pure per i versamenti diretti, ossia le contestazioni tributarie definite da cittadini e imprese senza ricorrere al giudice o alla riscossione coattiva: il valore passa dai 10,1 miliardi del 2014 ai 10,2 miliardi del 2015 (+1%). A questi, tuttavia, si sommano i 300 milioni di euro di versamenti spontanei dovuti alle lettere pro-compliance inviate dal fisco, che debuttano per la prima volta nelle rilevazioni statistiche dell’Agenzia.

Nella stessa ottica devono essere letti i numeri relativi alla «natura» delle somme pagate dai contribuenti, dal momento che le riscossioni da attività di controllo fanno segnare una frenata di circa il 5% (7,7 miliardi di euro contro gli 8,1 miliardi del 2014). Un dato che però, se rettificato con i versamenti spontanei (di fatto dovuti a controlli ex ante, pur non culminati nell’avviso di accertamento), si attesta su una sostanziale parità. Per un gettito da accertamento che rallenta c’è anche un gettito da attività di liquidazione che cresce: i controlli formali e automatizzati delle dichiarazioni hanno fruttato nel 2015 circa 6,9 miliardi di euro, il 13% in più rispetto ai 6,1 miliardi del 2014. Un trend, ha evidenziato l’Agenzia, derivante anche «del maggiore ricorso alle banche dati».

Analizzando invece le fasce dimensionali dei soggetti sottoposti a controlli, i grandi contribuenti si confermano la categoria alla quale fanno capo i risultati più cospicui. Su 3.094 gruppi con fatturato superiore a 100 milioni di euro, già costantemente «tutorati» dal fisco, in 1.212 hanno subito un controllo. E dalle verifiche sono scaturiti incassi per circa 2 miliardi di euro. Se l’indice di copertura dei big si attesta al 39%, le cose cambiano con riferimento alle medie imprese: i controlli hanno interessato 8 mila aziende su 56 mila (14%). Mentre in 109 mila tra piccole imprese, imprenditori individuali, professionisti e artisti sono finiti all’esame degli uffici (vale a dire meno del 2% delle oltre 6 milioni di partite Iva che compongono la platea di riferimento).

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