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Una Class action allungata

La nuova class action non convince del tutto gli addetti ai lavori

Lo sforzo di miglioramento è evidente, ma le prospettive di un cambio di rotta sono contenute. Si può sintetizzare così il pensiero prevalente tra gli avvocati in merito alla nuova formulazione della class action prevista dal pdl 1335, che è passata mercoledì all’unanimità alla Camera e ora è sottoposta al giudizio del Senato, in seconda lettura.

Pur nella diversità di vedute, gli addetti ai lavori lamentano la scarsa incisività sui punti che maggiormente hanno frenato fin qui il decollo dell’azione collettiva nel nostro Paese.

Le principali novità

Il progetto di riforma prevede una modifica sostanziale, con il passaggio della disciplina dal codice del consumo al codice di procedura civile, che consentirà (a patto che si arrivi all’approvazione del testo ora in discussione) non più solo ai consumatori, ma a qualsiasi gruppo portatore di interessi omogenei di far valere in giudizio la pretesa del risarcimento del danno o la richiesta di azione inibitoria per evitare il perpetrare di condotte offensive. Inoltre, l’azione non sarà più disciplinata da un solo articolo, ma vi sarà un nuovo titolo appositamente dedicato (artt.840 bis – 840 sexiesdecies) del codice di procedura civile, in modo da poter offrire una maggiore tutela a quelle situazioni che presentano più aspetti comuni rispetto alle differenze legate ai singoli casi.

«Tra le altre novità di rilievo vi sono la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale a conoscere l’azione, l’introduzione di un meccanismo di doppia adesione per cui si rende ammissibile l’opt-in degli aderenti anche a seguito della sentenza che accoglie l’azione di classe e la corresponsione di una ‘quota lite’ ai difensori dell’attore e al rappresentante comune degli aderenti in caso di condanna del convenuto», spiega Fabio Guastadisegni, partner dello studio Clifford Chance e responsabile del dipartimento Litigation & Dispute Resolution.

Si tratta del terzo tentativo di introdurre in Italia, paese di civil law, un istituto processuale tipico del sistema di common law, dopo che i primi due sono sostanzialmente falliti per «la difficoltà di accedere all’istituto a causa del preventivo vaglio di ammissibilità dell’azione proposta, che prevedeva inizialmente il requisito di identità ed in seguito quello di omogeneità dei diritti tutelati», ricorda l’esperto.

A distanza di otto anni dall’introduzione dell’istituto infatti, sono state poco meno di quaranta le azioni intentate e appena tre le pronunce da parte dei tribunali.

Per ovviare a questo problema, il fulcro viene spostato verso il criterio dell’omogeneità, con l’azione che ruoterà intorno alla valutazione, da parte del tribunale, della sussistenza dell’omogeneità dei diritti. Quindi toccherà al giudice dare una definizione di classe, indicando quali sono i tratti comuni dei diritti e gli elementi tali da configurare un diritto come omogeneo.

I passi in avanti

La proposta di legge prevede inoltre espressamente la possibilità che l’azione di classe possa essere esperita contro enti gestori e servizi di pubblica utilità: «L’obbiettivo secondo il relatore onorevole Alfonso Bonafede», spiega Emilio De Giorgi, associato di Nctm, «è incentivare l’ente responsabile a mantenere un sufficiente standard qualitativo del servizio con il rischio altrimenti di essere destinatario di un’azione di classe».

Per l’avvocato è anche interessante «l’introduzione di uno specifico incentivo economico per il rappresentante comune costituito da un importo ulteriore rispetto a quanto dovuto a ciascun aderente a titolo di risarcimento e restituzione che cresce in maniera percentuale all’aumentare del numero dei componenti della classe». Così De Giorgi promuove il testo attuale, pur rimandando la valutazione complessiva al testo che verrà poi approvato.

Sulla stessa linea di pensiero è Francesco Maruffi, socio del dipartimento Dispute Resolution dello studio Simmons & Simmons, per il quale è positivo il nuovo inquadramento dell’istituto nel codice di procedura civile, ma occorrerà tempo per saggiare l’impatto sulle controversie. «Resta il fatto», commenta «che queste modifiche sono imprescindibili se non si vuole persistere nel ridurre laclass actionitaliana – sia pure con le sue legittime differenze – ad una patetica e maldestra imitazione della ben più efficace class action statunitense». Il riferimento è ad alcuni emendamenti per ampliare la portata della class action in tutti i casi di responsabilità extracontrattuale che non siano limitati (come accade oggi) ai soli casi di responsabilità da prodotto. «Questo aprirebbe scenari di contenziosi ad oggi difficilmente configurabili, come nell’ipotesi della responsabilità da prospetto», sottolinea Maruffi.

Vede il bicchiere mezzo pieno anche Gianfranco Di Garbo, partner di Baker & McKenzie, per il quale il testo «contiene diversi elementi di novità che dovrebbero da un lato ampliare lo spettro delle azioni di classe possibili e dall’altro snellire il procedimento». Anche se sospende il giudizio sull’impatto concreto: «Se veramente i cambi proposti potranno veramente far decollare la class action è presto per dirlo, anche perché l’esperienza insegna che i PdL possono essere ampiamente modificati (e talvolta stravolti) durante la trafila parlamentare». Per l’avvocato i passi in avanti sono evidenti, anche se resta la sensazione che «le azioni di classe saranno sempre frenate dall’atteggiamento tradizionalmente individualistico delle parti interessate e degli operatori del diritto, il che comporta una generale ‘sfiducia’ nei mezzi collettivi rispetto alle azioni individuali ritenute più in grado di soddisfare gli interessi della parte lesa mediante la negoziazione individuale. Un atteggiamento culturale difficile da sovvertire per legge».

Per Vittorio Allavena, socio di Bonelli Erede Pappalardo, la proposta di legge «costituisce una vera e propria rivoluzione. L’effetto principale è di ampliare in modo molto rilevante il campo di applicazione dellaclass action, sotto il profilo dei soggetti legittimati a promuoverla, del tipo di diritti che possono essere fatti valere e dell’ambito temporale di applicazione. La nuova disciplina introduce poi significativi incentivi alla promozione dell’azione e all’adesione alla stessa». Per Allavena, «l’effettivo successo dipenderà ovviamente dall’applicazione concreta che ne darà la giurisprudenza, ma si può dire che ci sono sicuramente i presupposti perché l’istituto venga rivitalizzato e, se la legge verrà approvata con il contenuto oggi in discussione, è prevedibile che ci saranno numerose iniziative, dagli effetti potenzialmente dirompenti».

Il meccanismo contestato

Guastadisegni mette all’indice la procedura della doppia adesione, cosiddetta ‘opt in’ (dopo l’ordinanza di ammissibilità e dopo la sentenza), che «rende inutilmente lungo il processo di accertamento dei diritti vantati, duplicando le attività da svolgere senza nessun reale vantaggio per chi aderisce all’azione».

Dello stesso avviso è Daniela Jouvenal, socio fondatore di Nunziante Magrone, che considera «di buon auspicio» l’introduzione dell’istituto nel codice di procedura civile, tuttavia contesta la conferma del meccanismo dell’opt-in, a differenza dell’opt-out statunitense. «Se l’azione collettiva mira a permettere risarcimenti di importi anche minimi, ma a un gran numero di persone», è il suo ragionamento, «fa una bella differenza che l’interessato debba attivarsi solo per escludere che l’azione lo riguardi (come è negli Stati Uniti), piuttosto che attivarsi per ottenere che un risultato positivo si applichi anche a lui (come era e rimane nella normativa italiana)». In sostanza, in queste condizioni è verosimile che per importi minimi non ci sia la spinta ad attivarsi, anche quando l’attività sia gestita da un’associazione di consumatori.

Il problema, comunque, sembra essere a monte, dato che la Commissione, con una raccomandazione dell’11 giugno 2013, attraverso la quale caldeggia l’adozione negli Stati membri di meccanismi di azione collettiva sulla base di principi europei comuni e condivisi, inserisce tra i punti fondamentali proprio il meccanismo dell’adesione.

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