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Una cedolare secca a rischio

di Andrea Bongi  

Per gli immobili nel fondo patrimoniale una cedolare secca a rischio. Se la proprietà dell'immobile locato a uso civile abitazione, conferito nel fondo, è di uno solo dei coniugi l'altro rischia di non poter optare per la cedolare secca per la quota parte del canone di locazione allo stesso attribuito ex articolo 4, comma 1, lettera b) del Tuir.

Ciò perché il coniuge in questione non risulta in possesso dei requisiti soggettivi previsti dal primo comma dell'articolo 3 del dl n. 23/2011, ovvero non è né proprietario né titolare di alcun diritto reale di godimento sull'immobile locato, conferito a suo tempo nel fondo patrimoniale.

In tali situazioni, salvo auspicabili prese di posizioni dell'Agenzia delle entrate, il coniuge non proprietario del bene immobile, pur essendo obbligato a dichiarare il 50% del canone di locazione annuo in virtù della richiamata disposizione del Tuir, sarebbe impossibilitato a esercitare l'opzione per la nuova tassazione sostitutiva dovendo, gioco forza, continuare ad assoggettare al regime ordinario Irpef tale quota di reddito fondiario. Opzione che potrebbe invece validamente esercitare l'altro coniuge, unico proprietario dell'immobile locato affluito al fondo patrimoniale, i cui effetti sarebbero però limitati soltanto sulla sua quota parte pari al 50% del canone stesso.

La costituzione del fondo patrimoniale infatti, se non accompagnata anche da un contestuale trasferimento delle quote di proprietà sugli immobili in esso affluiti, crea unicamente un vincolo di destinazione dei beni stessi e dei loro frutti con particolare riferimento al soddisfacimento prioritario delle esigenze della famiglia. Fiscalmente, tale vincolo di destinazione fa sì che, sulla base della disposizione normativa sopra richiamata, «i redditi dei beni che formano oggetto del fondo patrimoniale di cui agli articoli 167 e seguenti del codice civile sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascuno dei coniugi».

Si tratta dunque di un criterio di imputazione fiscale dei redditi prodotti dai ben i del fondo, affitti compresi, che non modifica però la sostanza delle cose e che va a confliggere però con i presupposti applicativi della cedolare secca sopra ricordati.

L'entrata in scena della nuova imposta sostitutiva sulle locazioni abitative rischia dunque di separare il regime di tassazione dei beni del fondo patrimoniale che l'articolo 4 del Tuir aveva invece inteso regolamentare in maniera univoca e uniforme.

L'unica possibilità per ritenere ammissibile all'opzione per la cedolare secca anche la quota pari del 50% del canone di locazione dell'immobile incluso nel fondo patrimoniale di pertinenza del coniuge non proprietario può essere rappresentata dal richiamo alle disposizioni valevoli ai fini dell'Irpef, operato in più parti della disposizione istitutiva della cedolare secca.

Fra queste ultime merita di essere infatti ricordato come il primo comma dell'articolo 3 del dl 23/2011 definisca il nuovo regime ad imposta sostitutiva costituito dalla cedolare secca, come una «alternativa facoltativa al regime ordinario» vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell'imposta sulle persone fisiche. Se di regime facoltativo si tratta si potrebbe infatti ritenere che se i redditi da locazione dei beni costituiti in fondo patrimoniale sono tassati ai fini Irpef con le regole sopra ricordate allo stesso modo deve essere possibile optare per il nuovo regime ad imposta sostitutiva.

Del resto è ancora il quarto comma dell'articolo 3 del dl 23/2011 a precisare come per la liquidazione, l'accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni gli interessi e il contenzioso inerenti la cedolare secca si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi. Dunque la norma istitutiva della cedolare secca richiama in più punti le norme che regolano la tassazione delle locazioni ai fini Irpef e ciò potrebbe consentire all'amministrazione finanziaria di ritenere ammissibile alla cedolare secca anche il coniuge non proprietario dell'immobile locato affluito al fondo patrimoniale.

In attesa di prese di posizioni da parte dell'Agenzia delle entrate resta comunque prioritaria, a parere di chi scrive, l'interpretazione restrittiva basata sull'assenza dei requisiti soggettivi da parte del coniuge non titolare che impediscono a quest'ultimo la possibilità di opzione per la cedolare secca.

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