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Una causa da 40 miliardi su Volkswagen

MILANO – Troppe perdite in Borsa. E così i grandi fondi azionisti della Volkswagen potrebbero chiedere i danni alla casa automobilistica di Wolfsburg puntando a un mega risarcimento da 40 miliardi di euro. La notizia, riportata ieri dal Sunday Telegraph , arriva a un mese esatto dall’inizio del dieselgate , lo scandalo della manipolazione dei controlli dei gas di scarico delle auto diesel Volkswagen (11 milioni nel mondo) scoppiato negli Usa il 18 settembre. Oggi il gruppo tedesco vale in Borsa il 25% in meno di un mese fa: prima di quella data che segnerà per sempre la casa di Wolfsburg, le azioni (sia ordinarie che privilegiate) veleggiavano intorno ai 160 euro e adesso ne valgono poco più di 120. E la capitalizzazione in Borsa di Volkswagen è passata da 76 a circa 57 miliardi di euro, quasi 20 di meno. Per questo gli azionisti pensano a una class action fino a 40 miliardi, calcolando i danni a partire dal 2009, da quando cioè Volkswagen ha iniziato il montaggio dei dispositivi per i suoi motori: se gli investitori avessero saputo della truffa — è la tesi dei legali — non avrebbero acquistato azioni del gruppo. Per la causa collettiva i grandi fondi potrebbero affidarsi al famoso studio legale Quinn Emanuel e al fondo Bentham specializzato nel finanziamento delle grandi azioni legali. Quinn Emanuel e Bentham starebbero contattando i maggiori azionisti di Volkswagen, compresi i fondi sovrani del Qatar e della Norvegia (Qatar Holdings e Norges Bank) per far partire la causa in Germania entro febbraio 2016, sostenendo che l’atteggiamento di Volkswagen di truccare i motori diesel ha costituito una grave colpa nella gestione.
La possibile mega class action è però soltanto uno dei problemi del gruppo Volkswagen. L’altro è la più che probabile battaglia — per ora solo minacciata — che potrebbe essere avviata dal potente sindacato tedesco dei metalmeccanici, Ig Metall, qualora i vertici della casa di Wolfsburg cercassero di far pagare ai lavoratori gli errori del management. La stampa tedesca, seppure per ora soltanto a livello di indiscrezioni, ha già messo nero su bianco lo scenario di 6 mila esuberi. Per il sindacalista Joerg Hofmann «i lavoratori non hanno alcuna responsabilità nello scandalo e il sindacato farà tutto il possibile per garantire che gli impiegati non debbano pagare per i danni provocati dai manager». L’eventuale piano di tagli metterebbe in grande imbarazzo anche la cancelliera Angela Merkel che per garantire sostegno ai lavoratori si troverebbe costretta a varare una misura ad hoc che consenta il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Intanto il raggio d’azione dell’indagine investigativa — che nei giorni scorsi ha toccato anche Verona con i vertici italiani di Volkswagen indagati — continua ad allargarsi: ieri le perquisizioni della polizia hanno toccato anche il quartier generale francese di Villers-Cotterets. In questo quadro con molteplici criticità, il gruppo tedesco cerca di salvare il salvabile almeno in termini di immagine e reputazione acquistando pagine sui giornali italiani per chiedere scusa ai clienti. «Recentemente abbiamo commesso un grave errore — si legge nelle inserzioni a pagamento — e abbiamo compromesso il rapporto di fiducia che da sempre ci lega. Chiediamo scusa a tutti, in primo luogo a voi clienti».

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