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Una breccia nel segreto svizzero

di Gabriele Frontoni  

Per cercare di non farsi bacchettare dall'Ocse, il governo svizzero propone una regola meno formale nella concessione dell'aiuto amministrativo, ovvero per lo scambio di informazioni fiscali. Questo sarà fornito infatti nel caso in cui il Paese richiedente sia già a conoscenza dell'identità del contribuente.

L'identificazione potrebbe essere stabilita quindi in base a criteri differenti da nome e indirizzo, come ad esempio soltanto il numero di conto. Cosa che fino a oggi non è consentita. Se la richiesta di informazioni non contiene nome, cognome, indirizzo e prove dell'illecito fiscale, la legge attuale svizzera non consente la condivisione dei dati. La nuova norma mira a facilitare l'assistenza amministrativa con i Paesi stranieri. «Le domande di assistenza amministrativa che non costituiscono «fishing expedition» dovranno essere accolte se lo Stato richiedente identifica il contribuente, fermo restando che questa identificazione può essere effettuata anche in altro modo che indicandone il nome e l'indirizzo», hanno spiegato dal Consiglio Federale. «Oltre a questo, il Paese straniero dovrà indicare, sempre che gli siano noti, il nome e l'indirizzo della persona per cui vi è motivo di ritenere che sia in possesso delle informazioni richieste». Una bella rivoluzione per il sistema finanziario elvetico da sempre fondato sull'impenetrabilità e sulla riservatezza dei dati della propria clientela. Nonostante questa prima forma di apertura alle richieste di trasparenza avanzate dall'Ocse, anche dopo l'adeguamento l'assistenza amministrativa potrà essere concessa solo in singoli casi e sulla base di una domanda motivata. Con questo adeguamento la Svizzera ha tuttavia eliminato un prevedibile ostacolo allo scambio efficace di informazioni in questioni fiscali, riducendo così il rischio di un fallimento nel cosiddetto processo «peer review» del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali. L'introduzione delle nuove disposizioni richiederà, in futuro, un adeguamento degli accordi sulla doppia imposizione già approvati dal Parlamento elvetico. Si tratta delle intese raggiunte con Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Norvegia e Qatar che dovranno essere integrate con la clausola d'interpretazione. In altre parole, le indicazioni da fornire nella domanda di assistenza amministrativa dovranno essere interpretate in maniera da non ostacolare uno scambio efficace di informazioni. «Non essendo nota al momento del voto parlamentare del 18 giugno 2010, l'interpretazione della clausola dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento per renderla conforme ai principi dello Stato di diritto e nell'ambito di eventuali procedure di ricorso giudiziarie possa essere considerata come approvata dal legislatore», hanno avvertito dal governo.

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