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Una black list per i «co.co.pro.»

Una black list per le collaborazioni coordinare a progetto. L’indicazione è arrivata, ieri, dalla circolare 29-2012 del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, un documento di sette pagine contenente anche l’indicazione di una serie di compiti che per la loro particolarità non potranno mai essere svolti sotto forma di collaborazione.
Si tratta di un elenco di attività – si precisa nella circolare – «indicate a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, sulla base di orientamenti giurisprudenziali già esistenti», che il personale ispettivo deve procedere a ricondurre nell’alveo della subordinazione. Tra le varie figure indicate si citano gli addetti alla segreteria, i commessi alle vendite, i muratori e gli operai dell’edilizia, gli autisti, i baristi, i magazzinieri, gli addetti ai call center per i servizi inbound.
Queste indicazioni ministeriali riguardanti le collaborazioni a progetto toccano una delle tipologie contrattuali maggiormente interessate dalle modifiche introdotte della legge di riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012) aventi lo scopo di razionalizzare alcuni rapporti di lavoro al fine di renderli “più genuini”.
Nella circolare 29 i tecnici del ministero precisano, tra l’altro, quali sono i connotati fondamentali che le collaborazioni a progetto devono possedere per evitare di incorrere nella trasformazione in rapporti di lavoro subordinato. In tal senso, viene confermata la necessaria presenza del l’elemento progettuale, il quale, peraltro, oltre alla propria autonomia e specificità di contenuti, non deve coincidere con l’oggetto sociale del committente e, soprattutto, deve contenere gli elementi utili a individuare l’attività prestata dal collaboratore in relazione alla quale sia possibile individuare in modo certo quale sia il risultato cui è finalizzato il contratto di collaborazione.
Altro aspetto su cui si è soffermato il Ministero è quello del contenuto della prestazione, che non può essere né esecutiva, tale cioè da annullare o ridurre drasticamente l’autonomia del collaboratore, né ripetitiva, ossia caratterizzata da mansioni talmente elementari da poter essere svolte senza alcuna direttiva specifica.
Con riferimento a questi due elementi (ripetitività ed esecutività) la circolare giunge, in particolare, alla conclusione che si potrebbe ammettere la collaborazione a progetto se il collaboratore ha un margine di autonomia anche operativa nello svolgimento del ruolo che gli è stato assegnato.
Nel documento vengono affrontati, infine, gli aspetti connessi al compenso del collaboratore la cui individuazione è stata affidata dalla riforma alla contrattazione collettiva. In assenza di una previsione contrattuale, il compenso non deve essere inferiore alle “retribuzioni minime” che i contratti collettivi prevedono per analoghe professionalità.

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