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Una «Bei 2» per ampliare gli investimenti

La Commissione europea sta lavorando alacremente al piano di investimenti da 300 miliardi di euro promesso in estate dal nuovo presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker. Secondo le più recenti informazioni, Bruxelles sta valutando l’idea di creare a fianco della Banca europea degli investimenti (Bei) una istituzione collegata capace di prendere nuovi rischi, in modo da evitare che l’istituto europeo perda il rating Tripla A sui mercati finanziari.
Il progetto, ancora oggetto di negoziati, prevede che gli investimenti vengano finanziati con un doppio effetto leva. La nuova entità, una specie di Bei 2, verrebbe dotata di denaro della stessa Bei e del bilancio comunitario per un totale di circa 10-40 miliardi di euro. Con un primo effetto moltiplicatore, il denaro verrebbe utilizzato per creare prestiti da offrire a entità pubbliche o private. Grazie a un secondo effetto leva e con l’aiuto di finanziamenti privati, vedrebbero la luce gli investimenti.
Attualmente, l’ipotesi di lavoro prevede che i paesi possano – non debbano – contribuire, con proprie dotazioni di capitale. È noto che alcuni stati membri, in particolare la Germania, sono restii ad aumentare il debito pubblico nazionale. Al progetto di un piano di investimenti, promesso da Juncker in luglio quando ricevette la fiducia del Parlamento europeo a Strasburgo, sta lavorando in particolare il vice presidente della Commissione Jyrki Katainen. Lo schema verrà discusso al Consiglio europeo di fine dicembre.
Dietro al piano Juncker, che ancora ieri ha ricevuto il sostegno di massima della Banca centrale europea, c’è la consapevolezza che senza un rilancio della crescita economica l’Europa rischia di subire un lungo periodo di deflazione e di stagnazione, con evidenti rischi politici e sociali in molti paesi. Il progetto potrebbe essere presentato nei prossimi giorni, possibilmente lunedì 24 novembre, ma manca ancora una data ufficiale nel calendario della Commissione europea.
La scelta di creare una Bei 2, giunge dopo che negli ultimi anni di crisi è stata evidente la freddezza e la cautela della banca comunitaria a investire denaro nei settori più rischiosi o nei paesi più deboli per paura di perdere la Tripla A, il rating che caratterizza la sua solvibilità sui mercati finanziari. Il capitale messo a disposizione della nuova entità potrebbe godere anche di garanzie statali, in modo da rafforzare la sua capacità a generare prestiti al settore privato e pubblico.
Il piano è un compromesso per ovviare ai diversi ostacoli politici ed economici. Non solo molti paesi non vogliono aumentare l’indebitamento, ma c’è la consapevolezza che sui mercati la liquidità privata sia abbondante, e quindi tutta da sfruttare. Il desiderio è di fare il possibile per utilizzare il minimo sforzo pubblico e il massimo sforzo privato. Il progetto, se confermato, piacerà a chi non vuole nuovo debito, ma deluderà chi teme un effetto leva troppo aleatorio. L’obiettivo di Bruxelles è di evitare l’insucesso del Growth Compact da 120 miliardi di euro presentato nel 2012.
Nei fatti, la Commissione europea vorrebbe che il piano di investimenti mettesse a disposizione di entità pubbliche e società private uno strumento finanziario. Il piano dovrà essere associato a una nuova trasparenza nella selezione dei progetti comunitari, a nuove riforme del mercato unico, e a una nuova efficienza nell’uso dei fondi strutturali europei. Da alcune settimane si sta riunendo un gruppo di lavoro della Bei, della Commissione e dei paesi membri per selezionare i primi potenziali progetti.
Il governo italiano ha preparato una lista di circa 2.200 progetti per un valore di 40 miliardi di euro pur di concorrere ai finanziamenti del piano Juncker (si veda il Sole 24 Ore del 15 novembre). In una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente di turno dell’Unione Europea Matteo Renzi e al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso Juncker ha ribadito l’importanza nel 2015 di rilanciare la crescita economica. Tra le priorità dell’ex premier lussemburghese ci sono nuove infrastrutture in campo digitale ed energetico.
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