Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Una Bce molto accomodante per portare i prezzi a quota +2%

La Bce resta “paziente” sui tassi e mantiene un’intonazione di politica monetaria “persistentemente accomodante” perché il nuovo obiettivo simmetrico di inflazione al 2% nel medio termine è ancora lontano, perché i tassi dell’economia sono vicini al limite inferiore e prima di rialzarli la banca centrale deve essere molto prudente, perchè le incertezze della pandemia, e della nuova variante Delta, gettano un’ombra sulla ripresa che si presenta altrimenti robusta.

A confermare questo orientamento di tassi fermi o più bassi, dove le colombe sembrano aver avuto la meglio sui falchi ma dove in realtà il dissenso in Bce al momento risulta molto contenuto, è stato ieri il Consiglio direttivo che a stragrande maggioranza ha definito una nuova forward guidance sui tassi futuri: lo ha fatto alla prima riunione dopo l’esito del riesame approfondito che ha stabilito all’unanimità la nuova strategia di politica monetaria.

Le nuove indicazioni prospettiche della Bce da ieri hanno stabilito il percorso futuro dei tassi, che si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali fino a quando non saranno state soddisfatte tre pre-condizioni: fino a che l’inflazione non avrà raggiunto il 2% «ben prima»della fine del suo orizzonte di proiezione, e «in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione», e finché non saranno visibili i progressi «dell’inflazione di fondo al 2%».

In altre parole, da ieri la Bce ha indicato tre traguardi, due sulle prospettive dell’inflazione (outlook based) e uno sull’inflazione di fondo del momento (outcome based). Questa la prudenza: conferme e riconferme. Non basta infatti che l’inflazione risulti al 2% alla fine del periodo della proiezione, nel 2023, perché bisogna essere certi che sia un 2% duraturo quindi che vada ben oltre quella data. Per poter rialzare i tassi, la Bce vuole vedere l’inflazione duratura al 2% quindi già “a metà”, ha detto Lagarde, dell’orizzonte di proiezione:tra un anno circa, nelle attuali proiezioni per il 2022. Così si chiarisce il riferimento a quel “ben prima”.

Inoltre, il livello del 2% dovrà essere mantenuto in maniera salda, robusta, durevole per il rimanente periodo e quindi dal 2022 al 2023 (una precondizione non ben capita dal mercato ma che esisteva già nella forward guidance precedente, dove l’inflazione doveva “convergere saldamente”). La Bce si conferma prudente, starà ben attenta a non scambiare una fiammata, un rialzo temporaneo dell’inflazione, con un aumento duraturo. Infine, messi a segno i due traguardi in prospettiva, la Bce cercherà una conferma nell’inflazione di fondo che è depurata da componenti molto volatili (prezzi di energia e alimentari) ed è un ottimo indicatore dell’inflazione futura: l’inflazione core del momento effettiva, non in prospettiva, dovrà essere anch’essa al 2%. Nessun pilota automatico.

«Non sarà una decisione meccanica, automatica, le indicazioni prospettiche restano basate sulle valutazioni e sui giudizi dei singoli membri del Consiglio, economisti ma anche avvocati», ha spiegato ieri la presidente Christine Lagarde, respingendo l’interpretazione di chi ha sintetizzato la nuova forward guidance con il solito slogan lower for longer, tassi “più bassi più a lungo”. Pur tuttavia, la sostanza della nuova forward guidance (che resta state-contingent cioè soggetta al raggiungimento di condizioni prestabilite) è stato quello di una banca centrale che si mantiene paziente e prudente sul prossimo rialzo dei tassi e che continua a promettere condizioni di finanziamento favorevoli, per via del target sull’inflazione non raggiunto, il livello inferiore (lower bound) e il contesto incerto pandemico.

Ieri la Bce non ha discusso i programmi di acquisto di attività Pepp e Paa e le operazioni di rifinanziamento TLTRO III. Qualsiasi passo in quella direzione sarebbe stato prematuro mentre Lagarde ha ribadito ancora una volta l’impegno a non inasprire prematuramente le condizioni. Niente strette in arrivo fino alla fine della pandemia. I mercati hanno reagito moderatamente ma in maniera positiva: il differenziale tra BTp e Bund ha chiuso in calo a 106,3 punti rispetto ai 108,2 punti dell’apertura. Il rendimento del BTp decennale ha terminato la seduta in calo allo 0,63%, rispetto allo 0,69% del giorno precedente.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Meno vincoli della privacy per l’utilizzo delle nuove tecnologie in chiave antievasione. La deleg...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il green pass diventa obbligatorio per quasi 20 milioni di lavoratori. Da metà ottobre per acceder...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha preso il via il digital tour di Imprese vincenti 2021, il programma di Intesa Sanpaolo per la va...

Oggi sulla stampa