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Una banca dati del Dna. Contro il terrorismo

Una banca dati del Dna contro il terrorismo. Basata su un software organizzato su due livelli: il primo impiegato ai fini investigativi a livello nazionale, il secondo per le finalità di collaborazione internazionale di polizia, grazie al quale verranno raccolti i profili genetici di tutti i condannati. Con un ritardo di ben sette anni dalla legge n. 85/2009, che l’aveva prevista, e di un anno e mezzo rispetto al primo step (si veda ItaliaOggi del 15 settembre 2015) sembra essere ormai in dirittura il dpr contenente «disposizioni di attuazione della legge 30 giugno 2009, n. 85, concernente l’istituzione della banca dati nazionale del Dna e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del Dna, ai sensi dell’articolo 16 della legge n. 85 del 2009». Un piccolo record, probabilmente, quello del provvedimento, che venne approvato dal consiglio dei ministri in via preliminare il 3 luglio 2015 e ora è atteso al sì definitivo per la prossima settimana (è all’ordine del giorno del preconsiglio dei ministri di lunedì prossimo). La banca dati nazionale del Dna dovrebbe essere gestita secondo le bozze, dal dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’interno, prevedendone l’autonomia rispetto agli altri sistemi informatici di pertinenza del centro elaborazione dati del ministero e l’organizzazione del software su due livelli, quello ai fini investigativi in ambito nazionale e quello per le finalità di collaborazione internazionale di polizia. Il laboratorio centrale nell’ambito del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia dovrà invece assicurare la tracciabilità del «campione biologico» e delle varie operazioni compiute, utilizzando un Lims (cioè un sistema informatico idoneo a gestire i dati e il flusso di lavoro di un laboratorio). L’archivio dovrebbe essere predisposto, sempre secondo le bozze, per la raccolta e il raffronto dei profili del Dna di cinque categorie di persone: coloro ai quali sia applicata la misura della custodia cautelare in carcere o degli arresti domiciliari, chi viene arrestato in flagranza di reato o sottoposto a fermo di indiziato di delitto, i detenuti e gli internati per sentenza irrevocabile per un delitto non colposo, coloro ai quali è applicata una misura alternativa al carcere sempre per sentenza irrevocabile per un delitto non colposo e quelli che scontano una misura di sicurezza detentiva in via provvisoria o definitiva. Il personale in servizio presso i laboratori delle forze di polizia e la banca dati avrà la facoltà di procedere a una consultazione automatizzata tramite la ricerca e il raffronto dei profili del Dna, essendo, a livello nazionale, la consultazione effettuabile solo caso per caso.

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