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Una «bad bank» per il futuro di Dexia

di Marco Moussanet

In queste ore si sta scrivendo l'ultimo atto della storia, controversa e sfortunata, di Dexia. Che aveva brillantemente superato gli stress test di quattro mesi fa, ma non l'esame delle agenzie di rating. Il crollo del titolo ieri in Borsa, che ha aperto in calo del 37% per chiudere in flessione del 22,5%, è il suggello del mercato alla fine di un'avventura cominciata nel 1996 con la fusione tra il Crédit Local de France (a suo tempo controllato dalla Caisse des dépots) e il Crédit Communal de Belgique (detenuto dall'associazione dei Comuni belgi) e già passata attraverso un salvataggio pubblico. Nel 2008, con i 6,4 miliardi di ricapitalizzazione forniti da Francia, Belgio e, in misura marginale, Lussemburgo.

Nella notte di lunedì, al termine di un drammatico consiglio di amministrazione straordinario durato sei ore all'ultimo piano della torre di Place Rogier a Bruxelles, il gruppo ha diffuso un comunicato che equivale a un atto di morte.

Certo, la società ricorda con orgoglio che «tra fine 2008 e giugno 2011 il bilancio è stato ridotto da 651 a 518 miliardi, con la cessione di asset non strategici per 74 miliardi e la vendita della quasi totalità del portafoglio di Financial Products». Che «le esigenze di finanziamento a breve sono diminuite di 164 miliardi». Che «il livello di solvibilità è migliorato, con il ratio Tier 1 passato dal 10,6% all'11,4 per cento». Che in maggio era già stato deciso di accelerare il piano di ristrutturazione (su pressione della Commissione europea, a dire il vero), con svalutazioni dei nuovi asset ceduti che hanno pesato per 3,6 miliardi sui risultati del secondo trimestre.

Tutto questo non è bastato. La crisi della Grecia e dei debiti sovrani ha prosciugato i canali di finanziamento – diventato, quando c'è, molto oneroso – e bruciato sul tempo il tentativo di risanamento avviato dall'amministratore delegato Pierre Mariani. In queste condizioni i 96 miliardi di liquidità a breve di cui ha bisogno la banca sono un'enormità. Senza contare i 22 miliardi di esposizione sui debiti sovrani dei Paesi periferici dell'eurozona (15 dei quali sull'Italia, dove Dexia è presente con Crediop).

«Nell'attuale situazione – prosegue la nota – le dimensioni del portafoglio di asset non strategici pesa strutturalmente sul gruppo. Il Cda dà quindi mandato all'ad di preparare, in concertazione con gli Stati e le autorità di controllo, le misure necessarie per risolvere tali problemi strutturali».

Le discussioni a livello tecnico e politico sono ancora in corso (ieri sera c'è stata una riunione di emergenza del Governo belga, peraltro dimissionario da ormai 500 giorni) ma lo scenario sembra già abbastanza tracciato. Dexia verrà smembrata. Le attività di finanziamento degli enti locali (circa 80 miliardi) verranno rilevate da una società appositamente costituita dalle francesi Caisse des dépots e Banque Postale, che acquisirà anche la realtà emittente le obbligazioni, Dexia Municipal Agency. I circa 95 miliardi di bond che il gruppo ha ancora in pancia, parte dell'eredità ricevuta nel 2008 e di cui Mariani sperava appunto di potersi alleggerire poco alla volta come già aveva fatto negli scorsi tre anni, passeranno a una «bad bank» creata e garantita da Parigi e Bruxelles. Sull'esempio di quanto ha fatto a suo tempo la Francia con il Crédit Lyonnais. Il resto (sostanzialmente le attività di retail in Belgio, dove Dexia è il quarto attore del mercato, e in Turchia, dov'è presente con Denizbank) potrà a quel punto svilupparsi autonomamente o, cosa più probabile, essere venduto al miglior offerente.

I ministri delle Finanze francese (François Baroin) e belga (Didier Reynders) hanno diramato un comunicato per chiarire che i due Stati «prenderanno tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei risparmiatori e dei creditori, e a tal fine si impegnano ad apportare le necessarie garanzie ai finanziamenti di Dexia».

Le due banche centrali hanno fatto lo stesso, sottolineando «il pieno appoggio al gruppo e alle misure strutturali decise dal suo management». La Banca del Belgio, per evitare una corsa agli sportelli, aggiunge che «il risparmio dei clienti di Dexia è perfettamente al sicuro e non c'è alcuna ragione per cui i suoi clienti dovrebbero ritirare i depositi».

Può darsi. Anche se di questi tempi ci vuole un certo coraggio per chiedere ai risparmiatori di avere fiducia.
 

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