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«Un welfare per giovani e madri Così si combatte la denatalità»

Ripensare il ruolo dei giovani nella società italiana, adottare forti politiche di conciliazione famiglia-lavoro, ricorrere a nuovi interventi per aumentare l’accessibilità degli asili nido e tutelare maggiormente i genitori, a cominciare dalle madri. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, dedica alla “questione denatalità” un ampio capitolo del suo intervento per illustrare il Rapporto annuale 2020 dell’ente previdenziale, che fotografa, tra l’altro, gli effetti della pandemia sul nostro sistema di Welfare. Che fin qui ha retto la crisi, come ha sottolineato anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ma che almeno in alcuni tratti deve essere ridisegnato. Anche perché la società italiana sta perdendo l’apporto della fascia degli under 29, ovvero di quella che Mario Draghi nel 2016 ha definito la “lost generation”: nel 1951 rappresentava il 51,6% della popolazione e oggi non supera il 28 per cento.

Tridico ricorda che la «scarsa natalità ha un impatto sia sul mercato del lavoro che sulla sostenibilità della crescita economica» e che non si può perdere altro tempo per individuare i rimedi, da associare all’assegno unico, che «rappresenta un passo importante nella giusta direzione». Ma questo intervento, che va completato anche rafforzando la dote finanziaria, da solo non basta. Secondo il presidente dell’Inps, le ricadute negative del calo delle nascite dovrebbero essere oggetto di «un’attenzione politica più aggressiva» su tre fronti: sostegno alla natalità; ampliamento della base contributiva soprattutto al Sud, con l’emersione del lavoro irregolare e la regolarizzazione degli stranieri, accompagnata dalla spinta verso più alti tassi di partecipazione, soprattutto da parte delle donne; incremento della produttività del lavoro.

Ma Tridico individua anche alcuni strumenti operativi da affiancare in tempi rapidi all’assegno unico. Primo fra tutti il congedo di maternità da rendere obbligatorio e con una durata più lunga anche per i padri, visto che, al momento, la gestione dei figli nelle famiglie italiane resta per lo più affidata alle madri, dalle quali, secondo i dati contenuti nello stesso Rapporto annuale dell’Inps, è arrivato, rispettivamente, il 68% e il 79% delle richieste per il bonus baby-sitting e il congedo Covid 19. Un’altra misura suggerita è la contribuzione agevolata da introdurre sulle giovani madri sia a fini pensionistici sia per alleggerire il costo del lavoro a carico delle imprese.

Ma uno snodo chiave resta quello delle misure per calare con più facilità i giovani nel tessuto produttivo puntando sulla formazione, ma non solo. Tridico pensa a sgravi contributivi selettivi per le aziende, ma anche al riscatto gratuito della laurea sul fronte pensionistico e dei periodi formativi. Il tutto in parallelo a un’azione per allargare la base contributiva e contrastare il lavoro nero. Ma senza perdere altro tempo. Anche perché l’ingresso di lavoratori stranieri ha solo in parte compensato i vuoti lasciati dal calo delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione. E, come è noto, in mancanza di una correzione di rotta, la situazione non potrà che peggiorare «quando volgerà al termine il ciclo di vita demografico dei cosiddetti baby boomers».

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