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Un tweet per aprire lo studio

Qual è il rapporto tra i grandi studi italiani e i social network? Sicuramente conflittuale. E ancora molto, molto frammentario. Seppure nessuno metta realmente in dubbio le potenzialità offerte dai nuovi strumenti della comunicazione multimediale, tuttavia sono ancora pochi coloro che investano concretamente energie in questo settore.

Per avere un’idea di tutto ciò basta dare un occhiata alla galassia twitter, un social network molto utilizzato dalle law firm anglosassoni, ma praticamente sconosciuto dagli studi italiani.

Oltremanica le law firm affiancano abitualmente a un account ufficiale altri «sotto-profili» dedicati a speciali fini istituzionale o alla trattazione di argomenti di particolare interesse.

È il caso di Freshfields che oltre all’account istituzionale (@Freshfields) ne gestisce un altro che si occupa di fornire informazioni sulle opportunità di formazione all’interno dello studio (@uktrainees), a cui nel 2012 è stato affiancato uno dedicato alle Olimpiadi di Londra (@Ffields2012).

All’account istituzionale (@AllenOvery) Allen & Overy ne affianca uno dedicato alle attività no profit dello studio (@AllenOveryCSR). E su una ampia e diversificata rete di profili possono contare anche Clifford Chance (@CC_UK_PR e altri) e Dla Piper (@DLA_Piper_News e altri).

Molto differente è la situazione in Italia, dove la presenza su twitter è ancora ritenuta superflua dai più. Non è un caso che, tra gli più importanti studi italiani (quelli che orbitano stabilmente nella top ten nazionale per intenderci) ad avere un account ufficiale su twitter siano solo (o quasi) quelli che fanno riferimento a una gruppo internazionale. Hogan Lovells, ad esempio, ha un account twitter ufficiale (@HoganLovells) ed è attivo sul fronte dei social network anche con una sua pagina Linkedin e diverse iniziative di blog e aggiornamenti legati all’attività dello studio. Sul sito web della law firm c’è una pagina dedicata al report pubblicato in collaborazione con il Financial Times relativo alle opportunità di crescita in questo periodo economico (http://www.hoganlovellsevolution.com/), così come la sezione con contenuti interattivi dedicati all’Eurozona e all’assistenza specializzata fornita ai clienti (http://www.hoganlovellseurozone.com/). Lo studio, inoltre, ha una policy interna a livello internazionale per rendere consistente il tipo di messaggio e indirizzare i singoli professionisti sul tipo di comunicazione e comportamento da usare sui profili personali. Va detto, in ogni caso, che questo tipo di comunicazione è gestita principalmente dall’ufficio di Londra, che vanta un apposito team dedicato. «Per quanto riguarda lo studio italiano», fa sapere Hogan Lovells, «usiamo poco i social network perché abbiamo notato che il mercato legale non è ancora abbastanza maturo per diffondere e recepire le informazioni tramite questo strumento e pensiamo che al momento non ci sia sufficiente ritorno d’immagine. Stiamo però studiando nuove strategie di implementazione della comunicazione online, sempre in linea con la policy internazionale».

Qualche eccezione alla social-fobia degli studi italiani c’è. Nctm ha da tempo attivato un account istituzionale (@NCTMLawFirm) a cui da circa sei mesi ha affiancato un altro indirizzo dedicato all’area Food & Drink, gestito dal partner Bernard O’Connor (@OConnorNCTM). «Di tutti i media», dice O’Connor, «Twitter è quello più in linea con gli obiettivi che ci siamo dati, ossia di svolgere un ruolo di informazione sui temi che ci sono propri. Oltre ad avere un profilo istituzionale su twitter, da pochi mesi abbiamo dato avvio ad una pagina dedicata all’area Food & Drink. In qualità di responsabile di questa industry per il nostro studio, commento quotidianamente le notizie che sono apparse sulla stampa domestica e internazionale. Il focus sono le istituzioni italiane, comunitarie e le singole giurisdizioni in materia di agricoltura, cibo, Igp, labelling e diritto doganale, per esempio. Accompagno le notizie con piccoli commenti personali, facendo spesso il parallelo tra quanto succede in un paese e cosa invece in un altro. Twitter è un eccellente veicolo per dare visibilità agli articoli di attualità inseriti quotidianamente sul nostro sito web». Il pubblico di riferimento è ampio: «Ci leggono giornalisti, operatori del settore, istituzioni e privati cittadini», spiega O’ Connor. «L’obiettivo che ci siamo posti, è di arrivare preparati all’Expo 2015, offrendo al diritto, nazionale e sovranazionale, un punto di vista autorevole e fattivo al tavolo del dibattito che si sta sviluppando sul nutrire il pianeta».

Pur non avendo un account istituzionale, Bonelli Erede Pappalardo è presente su twitter con due suoi partner di primo piano, come il presidente del Consiglio degli associati Alberto Saravalle (@ASaravalle), e i capo del suo ufficio di Londra Andrea Carta Mantiglia (@ACMantiglia). «Utilizzo Twitter sia per motivi personali sia per ragioni di lavoro», spiega Sartavalle. «In quest’ultimo caso tendo a farlo per far conoscere eventi collegati alla vita di studio (convegni, nomine, strategie ecc.) che non sarebbero altrimenti noti al di fuori della comunità legale o che sono stati pubblicati su riviste specializzate». Le potenzialità di sviluppo sono ampie. «In altri paesi è già una prassi consolidata per una law firm quella di avere un proprio account, ma anche l’Italia si sta rapidamente adeguando e credo che assisteremo ad un fenomeno di espansione molto rapida, come già accaduto per altre discipline come la politica o il giornalismo. Ritengo che questo strumento possa rappresentare un’opportunità per la comunicazione degli studi e, più in generale, dei singoli professionisti, a patto che si sappia utilizzare lo strumento con parsimonia e solo quando si deve effettivamente comunicare».

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