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Un tweet mette in moto il “quantitative easing” Bankitalia acquisterà titoli per almeno 150 miliardi

L’annuncio, per la prima volta, è arrivato su Twitter: «La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dell’eurosistema hanno iniziato stamane operazioni nel quadro del programma di acquisto di titoli di debiti sovrani». Così, nello stile del mondo online, è partito il grande programma di «quantitative easing» voluto da Mario Draghi.

Le banche centrali nazionali — dunque anche la Banca d’Italia — e la Bce acquisteranno sui mercati secondari titoli sovrani per 60 miliardi di euro al mese, almeno fino al 2016. Quindi minimo una cifra di 1140 miliardi, di cui 150 per l’Italia. Così vogliamo creare un circolo virtuoso per l’economia, dicono a Francoforte ma anche a Roma e nelle altre capitali della zona euro. E spiegano: i tassi dei bond caleranno, incentivando le banche a fare affari fornendo credito alle imprese e alle famiglie. In questo modo si aiuterà la ripresa economica.
La Banca d’Italia ha deciso di affidare l’informazione sul quantitative easing ad una lunga nota, comparsa sul sito dell’Istituto. C’è scritto appunto che, insieme alla Bce, via Nazionale acquisterà titoli italiani per complessivi 150 miliardi e, soprattutto, che l’operazione servirà per stimolare l’economia e gli investimenti e dunque sarà importante per uscire dalla crisi. Più nel dettaglio: il programma di acquisti attraverso «lo spostamento verso il basso della struttura dei rendimenti di mercato», determinerà «un miglioramento delle condizioni di offerta del credito e stimolerà gli investimenti», si legge nel testo. L’aumento della liquidità e la riduzione dei tassi «favoriscono inoltre il deprezzamento del cambio» contribuendo «a innalzare l’inflazione», evitando «il radicarsi di aspettative di deflazione» e fornendo «un ulteriore stimolo all’attività economica».
Via Nazionale ricorda anche come dall’annuncio del 6 novembre fatto da Draghi, all’effettivo via libera (22 gennaio) i rendimenti dei Btp italiani a 10 anni si sono già ridotti di circa 0,9 punti percentuali, con un deprezzamento del cambio nominale dell’euro di poco meno del 7 per cento. Poi la previsione: «Ulteriori effetti si potranno osservare in seguito alla graduale attivazione di altri canali di trasmissione». Non ci sono invece notizie dettagliate sulla giornata di ieri: i tecnici devono ancora analizzare la situazione e decidere come e cosa comunicare al pubblico.
Il quantitative easing è iniziato con i titoli sovrani degli Stati che più contribuiscono al bilancio della Bce, quindi Germania, Francia, Olanda, Belgio, Italia. «Siamo entrati in attività sui mercati da stamane», raccontano alla Bundesbank. In tutti i paesi coinvolti dall’operazione i tassi offerti dai bond nazionali sono dunque calati: in Germania, dove già sono bassissimi, in alcune aste tra il nullo e il negativo, sono calati di 0,03 punti percentuali. Più sensibile è stato il calo in Francia, Finlandia, Austria, Olanda.
Le reazioni del vertice tedesco sono caute, anche per via dell’incognita Grecia. Da Tokyo la cancelliera Angela Merkel sottolinea che «è sempre stato e resta nostro obiettivo tenere Atene nell’eurozona, ma un cammino difficilissimo è ancora davanti a noi». In riferimento più diretto al varo dell’operazione voluta da Mario Draghi, il sottosegretario alle Finanze federale Steffen Kampeter ha messo le mani avanti, ammonendo contro ogni allentamento del rigore, temuto da Berlino: «Ora più che mai tocca ai governi nazionali concentrarsi sulle riforme, sul consolidamento dei conti, sul mercato del lavoro». E non mancano attacchi duri, di no totale, da parte dei superfalchi. Come l’economista Hans-Werner Sinn, direttore dell’istituto Ifo di Monaco, secondo cui l’operazione Bce «è assolutamente illegale, perché di fatto fa entrare gli eurobonds dalla porta di servizio». «No, non è illegale », replica il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, piuttosto scettico sui tempi. Il fronte dei duri made in Germany rimane insidioso, per Draghi e al fondo anche per la cancelliera.
La Borsa di Milano chiude con un rialzo dello 0,54%, ai massimi da 4 anni. Lo spread chiude sotto quota 100.
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