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Un tipo di cliente che apprezza la trasparenza

Il mercato del private banking in Italia sta crescendo, ma per chi opera in questo settore le sfide non mancano. «In generale la clientela di fascia alta chiede una consulenza del patrimonio a tutto tondo», sottolinea Carlo Giausa, direttore investimenti e private banking di FinecoBank. «Le richieste che ci giungono dai clienti private si indirizzano sempre di più verso servizi per la protezione e la trasmissione del patrimonio, che trovano risposta in strumenti di natura assicurativa, giuridica o fiscale».

Giausa ricorda che riguardo ai servizi di investimento «registriamo una sempre crescente attenzione non solo verso la qualità dell’offerta, ma soprattutto verso un approccio indipendente e trasparente e un pricing corretto, in particolare nelle politiche di remunerazione dei consulenti. Solo creando un rapporto di fiducia con la clientela è infatti possibile ottenere una crescita sana e sostenibile in un segmento, quello del private banking, che darà grandi soddisfazioni ai player che sapranno interpretarne al meglio le dinamiche future». Giausa aggiunge che «per questi motivi abbiamo strutturato il nostro modello di offerta per questo segmento puntando sulla valorizzazione dei nostri private banker, attraverso una continua interazione con le strutture della banca dedicate e percorsi di formazione di alto livello. Con l’obiettivo di favorire un continuo aggiornamento delle competenze non solo nella pianificazione finanziaria, ma anche su tematiche fiscali, nell’asset protection e nella family governance, o negli investimenti alternativi». Per quanto riguarda le possibili risposte a questa fase delicata dei mercati, Giausa spiega: «Di fronte a una fase di mercato particolarmente incerta, stiamo da tempo investendo molto per rafforzare la cultura finanziaria della nostra clientela. In particolare la nostra proposta di pianificazione finanziaria si fonda su tre pilastri: in primo luogo la piena consapevolezza dei propri obiettivi di vita, per poter così indirizzare correttamente la pianificazione di medio-lungo periodo del proprio patrimonio; il secondo principio è la diversificazione, presupposto fondamentale per ottimizzare il rapporto rischio/rendimento insito nell’esposizione verso le singole attività finanziarie (aziende, settori, Paesi); infine la capacità di gestire le fasi di estrema volatilità senza prendere decisioni basate sull’emotività, mettendo a repentaglio una pianificazione finanziaria costruita per il lungo periodo».

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