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Un tetto per l’addizionale regionale Irpef

di Mario Sensini

ROMA — Sfuma l’accordo bipartisan sull’autonomia fiscale delle Regioni, il nuovo tassello del federalismo all’esame del Parlamento. Nonostante il parere favorevole delle stesse Regioni, e un lungo lavoro di limatura del testo condotto insieme al governo dai suoi rappresentanti nella Bicamerale, il Partito democratico ieri ha detto no. «Non s i può vendere come f e d e r a l i s m o una botta ai servizi e alle condizioni di vita degli italiani. Il Pd ha collaborato e grazie a noi ci sono stati miglioramenti anche se non soddisfacenti, ma se vogliono far partire il federalismo con tagli ai servizi e un aumento delle tasse non va» ha detto il segretario, Pierluigi Bersani, al termine di una riunione del partito. Nel nuovo testo di mediazione presentato dal ministro Roberto Calderoli, per la precisione, sono state accolte dieci delle dodici proposte del Pd avanzate dal relatore di minoranza, Francesco Boccia e dall’ex sindaco di Bologna, Walter Vitali. Ma il loro invito a mantenere aperta la linea del dialogo con il governo è caduto nel vuoto. Quasi tutti gli intervenuti si sono opposti all’intesa, da Enzo Bianco a Sergio D’Antoni, fino a Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, che pure aveva trovato un’intesa con il governo. «L’impianto complessivo è insoddisfacente» ha detto Bersani, mentre secondo il responsabile economico del partito, Stefano Fassina, il decreto non risolve il problema dei 4 miliardi di trasferimenti tagliati alle Regioni l’anno scorso e «determina aumenti generalizzati della pressione fiscale» . Anche se tra le proposte del Pd accolte da Calderoli c’è anche quella di limitare il possibile aumento all’ 1,4%delle addizionali regionali Irpef del 2011 solo ai redditi superiori ai 28 mila euro annui lordi, sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi. Il nuovo testo sul quale hanno lavorato governo, maggioranza e opposizione in vista del parere della Bicamerale atteso per mercoledì 23 marzo, di fatto anticipa di un anno l’avvio del federalismo regionale. L’anno del big bang non sarà più il 2014 ma il 2013, quando i trasferimenti saranno sostituiti dai tributi propri delle regioni e partiranno sia il regime dei costi standard nella sanità che della perequazione. Nel 2012 sarebbe stabilita la quota dell’ Irpef da riservare alle Regioni, mentre le addizionali, che oggi non possono superare l’ 1,4%, potranno aumentare al 2%nel 2014 e al 3%nel 2015. La possibilità di manovra riguarda anche l’Irap, che dal 2013 potrà essere anche azzerata, ma non ridotta nelle regioni che avessero nel contempo aumentato l’addizionare Irpef fino al livello massimo. Un anticipo di autonomia fiscale è previsto anche per le Province: già dal 2011, secondo il nuovo testo, potrebbero manovrare in aumento o in diminuzione del 3,5%, l’aliquota del 12,5%sulle polizze RC Auto. Per le Province significa contare su circa 600 milioni di potenziali maggiori entrate.

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