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Un tetto all’assegno di divorzio

Niente assegno divorzile se la ex guadagna più di 1.000 euro al mese. Arrivano dal tribunale di Milano i primi effetti applicativi della sentenza della Corte di cassazione 11504 del 10 maggio 2017 (si veda ItaliaOggi dell’11 maggio scorso) con la quale gli ermellini hanno sancito la irrilevanza del tenore di vita avuto in costanza di matrimonio quale parametro di riferimento per la attribuzione di un assegno divorzile in capo al coniuge richiedente. I giudici meneghini (ordinanza della IX sezione civile 22/5/2017) sono intervenuti in una vicenda relativa alla istanza con la quale, in sede di divorzio, la moglie chiedeva il riconoscimento di un assegno a suo favore, ribadendo e nuovamente chiarendo la natura e la finalità dell’assegno di divorzio.

Non solo, infatti, tale assegno non si deve tradurre in una impropria misura finalizzata a colmare eventuali sperequazioni reddituali tra gli ex coniugi, ma, sulla scorta dei nuovi criteri di interpretazione dell’art. 5 della legge 898/70, nella verifica da parte del giudice della sussistenza o meno dei presupposti per la concessione dell’assegno a favore del coniuge richiedente, si dovrà fare esclusivo riferimento alla indipendenza o autosufficienza economica dello stesso. Il giudice non dovrà, dunque, effettuare il raffronto con il pregresso tenore di vita, ma valutare se dall’esame dei redditi del coniuge (mobiliari e/o immobiliari), e della capacità e possibilità effettive di lavoro, la persona, tenuto anche conto del contesto sociale di inserimento, è in grado di provvedere al proprio sostentamento. La novità dell’ordinanza milanese consiste nell’avere suggerito due parametri di riferimento per quantificare concretamente il limite entro il quale un coniuge può, sulla base di quanto fino ad ora esposto, considerarsi «non economicamente indipendente» e, quindi, essere ritenuto legittimamente in diritto di ottenere un assegno divorzile.

Il primo parametro, sostengono i giudici, può essere rappresentato dall’ammontare degli introiti che secondo le leggi dello Stato, consente a una persona di accedere al patrocinio a spese dello Stato (oggi 11.528,41 euro annui, ovvero circa 1.000 euro al mese). Un secondo parametro può essere costituito anche dal reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente vive e abita, lasciando adintendere che, in concreto, il giudice dovrà tenere conto, nella eventuale determinazione del quantum, del costo della vita che, notoriamente, cambia di regione in regione anche all’interno del nostro stesso piccolo Paese.

Marta Rovacchi

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