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Un testo unico sui giochi

Un testo unico dei giochi pubblici. Per raccogliere in maniera organica tutte le disposizioni che si sono accavallate nel tempo, incluso il tema del prelievo erariale, e per modernizzarle. Ma anche per introdurre specifiche norme volte a «prevenire, curare e recuperare i fenomeni di ludopatia»: contro la dipendenza da gioco interverrà un programma tecnico-scientifico che vedrà coinvolto il ministero della salute, finanziato pure con il gettito delle sanzioni irrogate dai Monopoli, oltre che dal fondo sanitario nazionale. Senza tralasciare controlli più stringenti sia sulle pubblicità dei giochi sia sull’effettivo rispetto del divieto di partecipazione dei minorenni. È quanto dovrà realizzare il governo con uno dei dlgs attuativi del ddl delega fiscale, approdato ieri sul tavolo della commissione affari costituzionali del senato. Il testo, già varato dal consiglio dei ministri dopo il recepimento delle osservazioni del Quirinale, si appresta così a intraprendere l’iter parlamentare: dal momento dell’entrata in vigore della legge, l’esecutivo avrà nove mesi di tempo per adottare i decreti delegati. Per esempio in materia di abuso del diritto (articolo 5 del ddl), dove si stabilisce l’introduzione del principio generale di divieto, esplicitamente esteso ai tributi non armonizzati (e quindi anche alle imposte dirette). L’obiettivo è inquadrare la condotta abusiva come un «uso distorto di strumenti giuridici», ma allo stesso tempo garantire al contribuente una libertà di scelta tra soluzioni che possono comportare pure un diverso carico fiscale. Il risparmio d’imposta, quindi, è legittimo se giustificato da ragioni extrafiscali «non marginali», ma è indebito se costituisce la «causa prevalente» delle operazioni. Sarà regolato anche l’onere della prova, che competerà al Fisco nel dimostrare il «disegno abusivo», la «manipolazione» e la «alterazione degli strumenti giuridici utilizzati», mentre spetterà al contribuente esibire le «valide ragioni extrafiscali» che giustificano l’operazione. Novità importanti sotto il profilo delle sanzioni penal-tributarie (articolo 8 della delega), che dovranno essere riviste alla luce del principio di proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti. La pena detentiva potrà variare dai 6 mesi ai 6 anni, ma sarà dato maggiore rilievo ai comportamenti «fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa». Restyling pure per la dichiarazione infedele: al superamento delle soglie quantitative fissate dal dlgs n. 74/2000, infatti, oggi il reato può scattare anche per errori od omissioni, «non necessariamente riconducibili all’intento di frodare o simulare», si legge nella relazione illustrativa. Pertanto, anche al fine di «evitare inutili aggravi di lavoro per la magistratura inquirente», sarà stabilita la possibilità di ridurre le sanzioni in casi di minore gravità o, nei casi più lievi, di derubricare l’infedele dichiarazione a violazione amministrativa. Ma la delega fiscale definisce anche la portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini. Il quale potrà essere invocato solo se l’amministrazione finanziaria (inclusa la Gdf) inoltrerà la notizia di reato in Procura prima dello spirare del termine ordinario per l’accertamento. Il ddl prevede poi ritocchi alla disciplina del contenzioso tributario volti a rafforzare la tutela del contribuente, ma anche l’efficienza delle commissioni. Attraverso procedure pregiudiziali per le liti di minore importo, l’estensione della conciliazione anche al secondo grado (con sanzioni che dovranno necessariamente essere meno «convenienti» rispetto al 40% vigente in Ctp), nonché la redistribuzione dei giudici sul territorio. Spazio, infine, a misure finalizzate a perseguire l’equità e la crescita, il tutto a parità di gettito: riforma del catasto (con aumento delle rendite e diminuzione delle aliquote di prelievo), semplificazione degli adempimenti, imposta unica sui redditi delle attività produttive (al netto dei prelievi delle persone fisiche, tassati con Irpef) e introduzione delle green taxes per preservare l’equilibrio ambientale.

 

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