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Un testo unico per il Pct

Martedì scorso, dalla prima riunione del tavolo tecnico sul processo civile telematico dopo la pausa estiva, è emerso che sarà probabilmente un testo unico la chiave di volta per chiarire le difficoltà che si stanno presentando sul fronte Pct. Il primo punto riguarda i tanti protocolli in materia di processo civile telematico esistenti sul territorio, ora cominciano a dare fastidio e l’Oua scrive: «esigenze diverse, a volte contrapposte alla norma».

In altre parole, troppe prassi e poca chiarezza visto che le regole cambiano da ufficio a ufficio. Altra matassa da sbrogliare è quella di quei depositi telematici degli atti introduttivi definiti «irrituali» e quindi rifiutati da più di un’ordinanza emessa dal 30 giugno scorso in poi in nome di una mancata obbligatorietà visto che in senso stretto, la normativa prevede l’ obbligo di deposito telematico per i soli atti endoprocedimentali. È quanto è emerso quasi all’unanimità per bocca delle varie componenti di avvocatura, magistratura e personale amministrativo, circa una ventina tra interlocutori istituzionali e professionali del ministro Orlando che l’atro ieri si sono avvicendati al tavolo programmato a via Arenula. Tante le sigle arrivate davanti al ministro Orlando: Anf, Aiga, Cnf, Camere civili, Cassa Forense e Oua per l’avvocatura ma anche l’Associazione nazionale magistrati, il Csm, magistratura di Cassazione e Consiglio di stato, l’Avvocatura di stato e la rappresentanza amministrativa degli uffici giudiziari. All’ordine del giorno c’erano la valutazione dell’impatto del dl 90 sulle «Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari» e il dl 132 per la parte riguardante le misure per la digitalizzazione delle esecuzioni, si è parlato anche delle problematiche emerse in merito all’obbligatorietà del Pct e delle istanze sindacali in materia. Il metodo e i risultati conseguiti dal ministro Orlando piacciono a tutti: «Ritengo questo modo di procedere la più moderna modalità di governo dei processi di innovazione che ho visto in questi anni perché mettendoci tutti insieme, consente di anticipare e ridurre a sintesi le difficoltà emerse». Così considera con ItaliaOggi Sette Renato Romano, presente all’appuntamento in rappresentanza con Nicola Stellato dell’Associazione dirigenti giustizia. «Cominciamo a ingranare perché almeno non parliamo più di funzionamento del sistema ma più concretamente di formazione, risorse economiche e tecnologiche», puntualizzano Leonardo Pasetto e Luigi Martin, responsabili Aiga dell’attuazione del Pct, quei giovani che con critico spirito di servizio, hanno intascato l’apprezzamento del ministro Orlando stampando di tasca loro 100mila schede informative sul Pct da distribuire ai colleghi tra cancellerie e consigli dell’ordine del paese. E in effetti, oggi, «la prima preoccupazione riguarda l’adeguatezza delle risorse che l’avvento del sistema porta con sé, il cammino verso la smaterializzazione del fascicolo è ancora lungo ma la volontà di tutti è quella di andare sempre avanti», insiste Romano. «Oggi tutti facciamo la nostra parte. Certo è che ora, i protocolli, tutti diversi, creano più problemi che altro visto che ognuno si è organizzato il Pct come voleva», rileva Ester Perifano dell’Anf. L’Oua ha presentato le sue indicazioni scritte a cominciare dalla prima necessità di modificare l’art. 16-bis del dl 179/12 per consentire facoltativamente, il deposito di tutti gli atti del Pct anche diversi da quelli endoprocedimentali o la previsione di avvenuta notifica anche in caso di casella Pec piena del destinatario con sanzione pecuniaria pesante per i casi di inattivazione o inesattezza dell’indirizzo di chi riceve. «Osservazioni», chiosa Nicola Marino, presidente Oua, «apprezzate da tutti, certo è che per sanare i disguidi sarebbe necessario evitare circolari orientative da parte del ministero che non sono vincolanti e invece emettere un testo unico proposto dal ministero». Il riferimento in questo caso va alla circolare interpretativa del ministero datata 27 giugno 2014 che fa salva la possibilità per i difensori di depositare anche gli atti introduttivi, previa verifica dell’abilitazione rilasciata al tribunale dalla direzione sistemi informatici del ministero. Ma prevede poi che, in caso di mancanza della stessa autorizzazione, ci si rimetta alla discrezionalità del giudice.

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