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Un terzo dei fondi del «dopo€di noi» ad alloggi innovativi

Realizzare alloggi in grado di riprodurre l’ambiente domestico e dotati di tecnologie per agevolare le persone disabili, finanziare i percorsi di ingresso in queste strutture, favorire l’uscita dagli istituti o dalla famiglia di origine. Sono le finalità a cui le Regioni hanno destinato la maggior parte dei fondi messi a disposizione dalla legge sul «Dopo di noi» (la 112/2016), che punta a garantire un’autonomia e un sostegno economico alle persone con disabilità, quando verrà meno il supporto dei familiari. Si stima che i potenziali beneficiari di questi interventi siano circa 150mila.
Le scelte delle Regioni, alle quali spetta la programmazione degli interventi (la gestione sarà affidata ai Comuni), sono riassunte nella prima relazione al Parlamento del ministero del Lavoro e delle politiche sociali sullo stato di attuazione della legge 112/2016 (disponibile sul sito www.lavoro.gov.it). Per conoscere invece l’effettivo utilizzo delle agevolazioni fiscali per le polizze assicurative e per istituire trust e fondi speciali, bisognerà attendere i primi mesi del 2018 e i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2017.
I fondi stanziati dallo Stato per il triennio 2016-2018 sono 184,4 milioni. La relazione monitora gli interventi programmati sulle risorse 2016-2017: un terzo andrà a finanziare alloggi innovativi, che dovranno offrire ospitalità a non più di cinque occupanti e attrezzati con tecnologie in grado di migliorare l’autonomia delle persone con disabilità (come prevede il decreto del ministero del Lavoro del 23 novembre 2016). Nelle regioni del Nord questa finalità arriva ad assorbire il 37% delle risorse (contro una media nazionale del 29%), mentre nel Sud sono gli interventi di supporto alla domiciliarità (ad esempio l’aiuto economico per un collaboratore domestico) ad attrarre la fetta più consistente (il 44% dei fondi 2017).
Quanto agli alloggi, prima dell’acquisto o della costruzione di nuove strutture, si privilegerà la ristrutturazione e l’ammodernamento di immobili esistenti, per creare gruppi-appartamento, con o senza un gestore che si occupi dei servizi di assistenza, o esperienze di cohousing (abitazioni separate con spazi comuni). La ricerca di questo “patrimonio immobiliare solidale” è già partita e coinvolgerà immobili pubblici, privati o di enti non profit. Su questo fronte, potrà avere un impatto anche il social bonus, l’agevolazione fiscale che entra in vigore il 1° gennaio 2018 per incentivare le donazioni a favore di enti non lucrativi che recuperano immobili pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità.
Oltre al tema degli immobili, una delle maggiori sfide poste dalla legge sul «Dopo di noi» riguarda la valutazione dei bisogni delle persone con disabilità coinvolte nel percorso, e la predisposizione di un progetto personalizzato che serva a migliorarne effettivamente la qualità di vita.
«Alcune Regioni – osserva Roberto Speziale, presidente dell’Associazione nazionale di famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (Anffas) e coordinatore della consulta sulla disabilità e non autosufficienza del Forum del terzo settore – hanno strumenti insufficienti per fare la valutazione dei bisogni e per mettere a punto progetti personalizzati: la legge 112 rischia così di essere calata in un sistema sanitario e di residenzialità inadeguato».
Ai fondi speciali o vincolati previsti dalla legge sul «Dopo di noi» (si veda l’articolo a lato), affinché le famiglie possano garantire le risorse adeguate alle persone disabili, la riforma del terzo settore aggiunge un tassello: il riconoscimento degli enti filantropici, associazioni o fondazioni che raccolgono contributi, donazioni e lasciti, a sostegno di persone svantaggiate. A questi enti potrebbero essere destinati i fondi vincolati anche da più famiglie.

Dario Aquaro
Valentina Melis

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