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Un terzo bailout per la Grecia

Tra le assicurazioni della Spagna e le smentite dell’Eurogruppo, l’ipotesi di un terzo piano di aiuti a favore della Grecia sta prendendo piede. Le voci, che confermano le mezze parole delle ultime settimane, sono giunte mentre Atene sta negoziando una proroga dell’attuale memorandum, in un contesto molto difficile. Gravi tensioni sono emerse tra i paesi della zona euro dopo che la Grecia ha accusato alcuni suoi partner di averla spinta sull’orlo del precipizio.
«Lo scenario principale prevede un accordo sulla base dell’attuale memorandum, e condizioni poste con flessibilità», ha detto a Pamplona ieri il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos, parlando di nuovi aiuti per 30-50 miliardi di euro. Da Riga, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha aggiunto in una intervista a Bloomberg: «La Grecia potrebbe avere bisogno di un nuovo accordo, alla scadenza del programma attuale», se non riuscisse ad avere accesso ai mercati.
Da tempo, circola voce di un terzo programma di aiuti a favore della Grecia (in aggiunta ai 240 miliardi di prestiti già concessi). Finora, si era parlato qui a Bruxelles di un nuovo sostegno per 20 miliardi di euro. Ciononostante, la portavoce del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha smentito che «i ministri delle Finanze stiano discutendo un nuovo piano». D’altro canto, Atene e Bruxelles stanno negoziando nuove riforme in cambio di una proroga fino a fine giugno del programma attuale.
Evidentemente, nel pieno delle trattative, non è il momento perché l’Eurogruppo ammetta che è pronto a dare nuovo denaro alla Grecia. Perché allora la Spagna ha deciso di essere così esplicita? La partita di Madrid con Atene è influenzata dalla politica interna spagnola. Nelle ultime difficili trattative che hanno portato a una estensione dell’attuale memorandum greco, molti diplomatici hanno notato che spagnoli e portoghesi sono stati particolarmente esigenti nei confronti del governo greco.
Gli osservatori hanno attribuito questa scelta alla paura di concedere ai greci condizioni migliori di quelle che l’Unione ha imposto alla Spagna e al Portogallo, due stati membri che hanno beneficiato dell’aiuto internazionale in questi anni. Entrambi i paesi votano nel 2015. In particolare, il premier Mariano Rajoy teme con eventuali scelte europee di aiutare Syriza, appena arrivato al potere ad Atene, e quindi indirettamente Podemos, il movimento spagnolo che vede nel partito greco un modello.
Dietro alla presa di posizione di de Guindos a Pamplona sembra nascondersi un doppio obiettivo. Da un lato, la Spagna vuole mostrare alla sua opinione pubblica che Atene, malgrado l’arrivo al potere di Syriza, non è uscita dalla crisi, e che, anzi, avrà bisogno di nuovi aiuti. Dall’altro, vuole far notare che il salvataggio del paese dipende da Madrid, che a differenza della Grecia è uscita dallo sconquasso economico ed è capace di aiutare finanziariamente i propri partner.
In questo contesto, nel fine settimana, il premier greco Alexis Tsipras ha rimproverato a Madrid, a Lisbona e ad altre capitali europee di avere trascinato la Grecia «sull’orlo dell’abisso» durante le recenti trattative sulla proroga del memorandum di aggiustamento «per motivi di politica interna». Sia la Spagna che il Portogallo hanno smentito fermamente. Critiche ad Atene sono giunte anche dal ministero delle Finanze tedesco che ha definito la presa di posizione greca «comportamento scorretto».
Dal canto suo, la Commissione ha annunciato ieri di avere ricevuto da parte della Spagna lamentele formali per le parole di Tsipras (il quale peraltro ha smentito la necessità di un nuovo programma). Bruxelles, ha assicurato una portavoce, è impegnata a garantire «l’unità tra i paesi». Nel frattempo, in una intervista al Financial Times, lo stesso Dijsselbloem si è detto pronto ad anticipare il versamento di una parte dei 7,2 miliardi di aiuti spettanti alla Grecia alla fine del programma, in cambio però di riforme immediate.
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