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Un «super-test» per Borse e spread

Calma dopo la tempesta. O almeno maggior calma, tentativi di recupero nonostante la grande incertezza. Questo è ciò che si augurano gli investitori dopo aver assistito a una delle giornate più convulse della storia dei mercati, per lo meno degli ultimi anni. Mettersi alle spalle l’inatteso esito del referendum britannico non sarà certo semplice: non soltanto per le incognite che la Brexit rappresenta per l’Europa e il mondo intero, ma anche per l’ennesimo test elettorale carico di incertezza a cui è andata incontro la Spagna (che ha votato ieri per il rinnovo del Parlamento) e che potrebbe avere ripercussioni sul resto del continente.
Si riparte quindi, almeno per quanto riguarda Piazza Affari, dal -12,5% di venerdì, che rappresenta la peggior seduta di sempre per il listino milanese. E si ricomincia, per quanto riguarda i titoli di Stato, da uno spread a quota 153 (massimi da quasi un anno). Il Tesoro avvia oggi una tre giorni di aste che potrebbe rivelarsi più impegnativa del previsto (saranno offerti BTp indicizzati per un massimo di 750 milioni di euro) e che culminerà domani e mercoledì quando sul mercato finiranno BoT a 6 mesi (6 miliardi) e BTp nominali.
Particolare attenzione verrà riservata alla Bce che, come le altre principali banche centrali, ha dichiarato di essere pronta a intervenire nell’immediato per fornire la liquidità necessaria ad affrontare l’emergenza Brexit, e che a detta di alcuni analisti potrebbe a medio termine tornare sul proprio piano di riacquisti di asset (aumentandone la portata) e sugli stessi tassi d’interesse (riducendoli).
Toccherà, poi, a Wall Street riaprire, mettendo alla prova i nervi degli investitori. Ad aiutare la Borsa di New York potrebbe essere la conclusione del secondo trimestre per la Corporate America, che dai prossimi giorni solleveranno il sipario su conti previsti in miglioramento rispetto a recenti delusioni. E, ancora una volta, soprattutto l’impegno a una politica della Federal Reserve di continuo sostegno alla crescita e alle piazze finanziarie, grazie a tassi nuovamente congelati ai minimi. Il suo presidente, Janet Yellen, interverrà mercoledì in Portogallo al seminario annuale della Bce tra aspettative di un messaggio cauto e rassicurante post-Brexit.
I timori, certo, sono in agguato: i mercati globali, misurati dell’S&P Global Broad Market Index, hanno bruciato venerdì oltre 2mila miliardi di dollari. L’indicatore Vix della volatilità si è impennato del 49 per cento. E c’è chi prevede che l’S&P 500 di New York, già caro stando ai multipli prezzi-utili, debba arretrare ancora del 10% almeno. Ma l’indice ha ceduto un modesto 1,6% nella settimana: segno che lo scivolone potrebbe essere concentrato nelle più recenti posizioni ottimistiche ed errate su Brexit. Anche il paragone con passati crash per ora conforta: il Dow Jones avrebbe dovuto crollare di 4mila punti per rivaleggiare con il -22% del Black Monday 1987.
«C’è molta incertezza, ma non credo che siamo oggi davanti a un evento capace di scuotere le fondamenta dell’economia americana», ha detto il chief economist di Moody’s Mark Zandi. Con altri analisti immagina una crescita Usa limata di soli 0,1 o 0,2 punti percentuali da Brexit, perché se la Gran Bretagna è il settimo partner commerciale americano rappresenta il 3,1% dell’interscambio con gli Stati Uniti.
Tanti contano anche sulla Fed. «Credo non alzerà affatto i tassi d’interesse quest’anno», ha detto Doug Cote, market strategist di Voya Investment. I future hanno già inneggiato alla Fed: le scommesse danno nessuna probabilità a una stretta a fine luglio, pochissime a settembre e il 16% a dicembre. Semmai ricompaiono possibilità di nuovi tagli, che annullino la prima e unica mini-stretta di normalizzazione della politica monetaria scattata l’anno scorso.
Quanto ai bilanci delle grandi aziende americane, le multinazionali soffriranno per il calo della sterlina e le ipotesi di tensioni commerciali. Ma nel secondo trimestre potrebbero riportare schiarite che limitino la flessione degli utili al 3,9% sull’anno scorso per aprire la strada a incrementi del 2,3% nel terzo. Influente sarà anche la tenuta o meno dei prossimi dati economici: martedì è in arrivo l’ultima revisione del Pil Usa del primo trimestre, seguita dalla fiducia dei consumatori in giugno elaborata dal Conference board e da indicatori manifatturieri.

Maximilian Cellino e Marco Valsania

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