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Un «super bond» per rilanciare l’Ue

Un Super Bund. Un eurobond più sicuro del titolo di Stato tedesco, può essere creato senza la mutualizzazione dei debiti pubblici nazionale e senza la condivisione dei rischi sovrani, ma con l’ingegneria finanziaria, la cartolarizzazione. Questo speciale titolo di Stato europeo cartolarizzato, e chiamato infatti SBBS (Sovereign bond-backed securities) sarebbe quel benckmark che ora non c’è e servirebbe a perseguire una lunga serie di obiettivi a sostegno dell’Unione europea, in particolare l’Unione bancaria e la Capital market union: rafforzare la stabilità finanziaria, spezzare la catena che lega il rischio-banca al rischio-Stato e in ultimo attrarre nell’Eurozona più investitori non europei. Senza che questo nuovo superbond danneggi i titoli di Stato più rischiosi, i Paesi più indebitati come l’Italia, e senza che ne prosciughi la liquidità.
È questa la proposta lanciata ieri dalla Task Force sui “safe assets” del Comitato europeo per il rischio sistemico. Philip Lange, governatore della Banca centrale irlandese e alla guida della task force, ha presentato nella sede della Bce un corposo studio di fattibilità che in 300 pagine tenta di rispondere a tutte le domande, sciogliere tutti i nodi e smontare tutte le perplessità su questa nuova categoria di asset-backed. «I titoli di Stato non sono a rischio zero – ha detto – ma questo titolo sarebbe il meno rischioso di tutti quelli in circolazione».
La tecnica usata ed è quella del collaudato meccanismo della cartolarizzazione. Le SBBS non sono altro che un’operazione di impacchettamento di tutti i titoli di Stato nazionali, acquistati da un SPV che costruisce un portafoglio con le logiche della chiave capitale e quindi in base al Pil dei Paesi emittenti per poi lanciare un’emissione di asset-backed suddivisa in tre tranche: senior bond al 70%, mezzanine bond al 20% e junior bond (dove si concentra tutta la prima perdita nel caso di default di uno Stato) per il rimanente 10%.
L’idea non è nuova, come ha ammesso l’irlandese Lane, che è stato il primo a proporla nel 2011, al picco della crisi del debito sovrano europeo. Ma quel che è nuovo, ora, è l’approccio scientifico della proposta: il rapporto è infatti molto concreto perché ha l’ambizione si tracciare una road map per la realizzazione di questo nuovo strumento finanziario, mettendo in evidenza quello che bisognerà fare e anche quello che non occorre fare.
Il portafoglio dei titoli sottostanti viene ora costruito con il criterio della chiave capitale per evitare di perdere il massimo rating AAA. «Se avessimo usato il criterio delle dimensioni del debito rispetto al Pil la quota dei titoli più rischiosi sarebbe stata più elevata», ha spiegato Lane. E i bond che non hanno più accesso al mercato non sono utilizzabili per le prossime emissioni di SBBS (pur restando in quelle passate, con il rischio di default però concentrato sulle tranche mezzanine e junior). La tranche senior dovrebbe essere immune dal default di uno Stato.
Quel che assolutamente serve alle SBBS per il loro decollo, che sarà «graduale, non un big bang» è una regolamentazione europea ad hoc per rendere questi titoli immuni dalla «penalizzazione» che adesso colpisce le asset-backed securities, le cartolarizzazioni, rispetto ai titoli plain vanilla detenuti da investitori istituzionali come i fondi pensione e le banche. «Solo dopo l’entrata in vigore di queste nuove regole gli investitori potranno valutare la reale convenienza di questi titoli», ha puntualizzato Lane, il quale però ha tenuto a precisare che per contro non viene sollecitata alcuna riforma sul trattamento prudenziale o contabile dei titoli di Stato detenuti dalle banche. L’esposizione delle banche al rischio sovrano per il momento può essere lasciata così com’è ma in prospettiva le banche stesse potrebbero decidere di meglio diversificare il loro rischio sovrano attraverso l’acquisto di questi nuovi titoli. «Non sono una panacea», ha rimarcato Lane: non c’è alcuna condivisione del rischio e il rimborso integrale e puntuale dei titoli di Stato sottostanti resta responsabilità dei Paesi emittenti.

Isabella Bufacchi

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