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Un solo giudice per ogni causa

La causa dura troppo? Colpa del numero di giudici che si avvicendano per la trattazione del medesimo fascicolo: un avvicendamento, un anno di durata in più. Se il giudice resta sempre lo stesso, infatti, in massimo quattro anni si arriva alla definizione della causa, quando sono due la durata sale a cinque anni, fino ad arrivare ad oltre nove anni se si alternano in più di cinque. È quanto emerge, tra l’altro, dal rapporto di ricerca della Corte d’appello di Bologna sulla riduzione dei tempi dei procedimenti civili, che riporta l’elaborazione statistica dei dati su carichi di lavoro, tempi di trattazione delle cause e procedimenti pendenti.

E l’analisi dei tempi di giustizia mostra come la durata del procedimento dipenda sia dal numero delle udienze sia, come detto, dall’avvicendamento dei giudici. In particolare, il numero di udienze per fascicolo, presso la Corte d’appello di Bologna, è pressoché costantemente pari a tre per ogni anno, fatta eccezione per il periodo 2007-2009 in cui emerge una tendenza a celebrare mediamente meno udienze. Il documento sottolinea che di norma in Corte d’appello dovrebbero esserci due udienze, per cui l’attività è caratterizzata dall’utilizzo di una udienza di troppo nella trattazione delle cause. Dall’analisi della relazione tra la durata del procedimento e il numero di udienze nelle cause contenziose, inoltre, emerge che c’è una correlazione forte tra le due variabili: un procedimento di 7-8 mesi di durata media ha avuto solo una udienza, una causa durata cinque anni, invece, ha avuto almeno quattro udienze. Inoltre, a una durata media di circa nove anni corrispondono circa nove udienze. Altro fattore di allungamento dei processi è, come detto, l’avvicendamento dei giudici. Presso la Corte d’appello di Bologna, la media dei giudici per procedimento si attesta su un numero di due, mentre dalla percentuale di definizioni con sentenza in base al numero di giudici avvicendati sul fascicolo emerge che il 49% dei procedimenti esauriti con sentenza hanno visto la trattazione di un solo giudice, mentre il restante 51% ha avuto due o più giudici e ben il 20% ne ha avuti tre o più. La ricerca evidenzia poi la correlazione tra la durata del procedimento e il numero di giudici che hanno seguito la trattazione, ed emerge che fino a quasi quattro anni di durata non si registra di fatto alcun avvicendamento. Dal quarto al quinto anno vi sono già due avvicendamenti, dal quinto al sesto sono tre, dal sesto al settimo anno di durata sono quattro e così via. Distinguendo per materie, si vede che le leggi speciali, il diritto industriale e le successioni sono le materie in cui vi sono mediamente più di quattro udienze per procedimento. Con tre udienze troviamo amministrativo, diritto societario, responsabilità extra contrattuale, contratti e diritti reali. Due udienze di media sono programmate per fallimenti, locazione, famiglia e agraria. Sul fronte dell’avvicendamento dei giudici, invece, avviene almeno due volte per tutte le tipologie, fatta eccezione per i fallimenti, locazione, famiglia e agraria che hanno mediamente un solo giudice. Si tratta anche, sottolinea la ricerca, delle stesse materie che richiedono il minor numero di udienze per lo svolgimento del procedimento e che registrano i tempi medi più bassi di trattazione. In generale, per quanto riguarda la Corte d’appello di Bologna, tutti i tipi di cause durano tendenzialmente un tempo superiore ai cinque anni, fatta eccezione per i fallimenti, locazioni e stato della persona che si attestano sotto i tre anni, famiglia appena sopra l’anno e minorile e agraria poco sopra i sei mesi.
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