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Un solo giudice per la famiglia

Scalda i motori il nuovo Tribunale della famiglia previsto dalla riforma Cpc, che affida a un solo giudice le cause che riguardano separazione, divorzi, affidi e il diritto penale minorile, comprese dunque alcune materie finora trattate soltanto dai giudici minorili: una svolta voluta dalla guardasigilli Marta Cartabia sul progetto rimasto vent’anni fermo ai box. Il semaforo verde arriva grazie all’approvazione unanime in commissione Giustizia al Senato dell’emendamento presentato dalle relatrici del provvedimento Fiammetta Modena (Fi), Anna Rossomando (Pd) e Julia Unterberger (Svp): il testo sbarcherà domani nell’aula di Palazzo Madama (il terzetto delle relatrici va verso la conferma nell’incarico). Il Tribunale della famiglia avrà sezioni distrettuali presso ogni Corte d’appello e circondariali presso ogni Tribunale, con una Procura autonoma e specializzata. Previsto anche qui l’ufficio del processo, con i magistrati onorari a far da conciliatori e mediatori. Fase transitoria fino al 31 dicembre 2014. Una riforma «auspicata da molto tempo da tutti gli operatori del settore», commenta l’Associazione nazionale magistrati, che tuttavia segnala alcune «criticità»: anzitutto la scelta di affidare «delicatissime cause» su minori al giudice monocratico e non a un collegio. Alle sezioni distrettuali vanno le competenze civili, penali e di sorveglianza del tribunale dei minori, tranne una serie di cause civili che va alle sezioni circondariali. E nei procedimenti civili le prime giudicano in composizione collegiale, le seconde in forma monocratica. A conti fatti sarà un solo giudice a decidere le cause sulle limitazioni o la perdita della responsabilità dei genitori nei casi di trascuratezza o maltrattamento o l’allontanamento urgente dei minori. Così facendo, attacca l’Anm, «si priva l’organo giudicante delle garanzie della collegialità e della multidisciplinarietà, necessari per interventi in materie così delicate e che incidono in modo così profondo sulla vita sia degli adulti che dei minori coinvolti». Alla sezione circondariale vanno anche le cause civili finora di competenza del tribunale ordinario sullo stato e la capacità delle persone, oltre quelle su famiglia, unioni civili, convivenze, minori e tutti i procedimenti di competenza del giudice tutelare e sui risarcimenti del danno endo-familiare (escluse invece le controversie sull’immigrazione e il riconoscimento della protezione internazionale). Ogni provvedimento provvisorio adottato dalle sezioni circondariali è reclamabile davanti alla sezione distrettuale. E i provvedimenti pubblicati da quest’ultima possono essere reclamati davanti alla sezione per i minorenni della Corte d’appello, sempre se hanno contenuti decisori e tranne nell’ipotesi di sottrazione internazionale di minorenni di cui alla legge 64/94.

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