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Un solo Ddl per capitali e autoriciclaggio

Nel giorno della prima uscita “ufficiale” del nuovo reato di autoriciclaggio – presentato al preconsiglio dei ministri di ieri, contenuto nella bozza del Ddl di contrasto alla criminalità organizzata – il suo futuro torna a intrecciarsi con la riemersione dei capitali esteri.
A dar corpo a un’ipotesi mai del tutto tramontata (il nuovo 648-bis del codice penale sparì in una notte di gennaio dal Dl 4/14 sulla voluntary disclosure) è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che ha dichiarato di puntare «sull’accoppiamento delle misure sul rientro dei capitali con l’autoriciclaggio, in modo che sia chiaro che bisogna approfittare di questa finestra, sennò si rischia molto». Ha aggiunto inoltre Delrio, ricordando le sorti del defunto Dl 4/14, che «la nostra misura precedente era molto rigida e c’era il rischio di una cattiva compliance da parte di chi doveva aderire. Quindi si lavorerà per rendere più elevata questa compliance. Nessun condono mascherato, ma la capacità di poter sanare pagando una certa multa».
Intanto però, a complicare un quadro già abbastanza delicato è la “sottomissione” della Svizzera alle regole Fatca/Ocse sullo scambio internazionale di informazioni fiscali (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). La Camera (Comitato ristretto della commissione finanze) ieri ha dovuto prendere atto – e tempi per la riflessione – della repentina accelerazione del quadro internazionale. La scelta – obbligata – della Confederazione sposta di nuovo gli equilibri tra chi rivendica i capitali in fuga – lo Stato – e chi dovrebbe riportare in patria il nero internazionale. Al più tardi nel 2017, infatti, i flussi diretti di informazione su depositi, rendite e redditi esteri metteranno spalle al muro chi, nel frattempo, non sarà sceso a patti di compliance fiscale con l’Agenzia. Si è insomma ricostituito un contesto ambientale simile a quello che, in autunno, aveva dato i natali al Dl “voluntary” .
A questo punto però, dando ancora in bilico le sorti dell’autoriciclaggio conteso tra due diverse leggi, il resto del Ddl anticriminalità organizzata viaggia spedito verso l’approvazione nel prossimo Consiglio dei ministri, in agenda per domani. Una legge, questa, che pare aver fatto tesoro delle esperienze degli ultimi anni, che avevano messo in luce qualche falla e numerose criticità nel contrasto amministrativo al “post-factum” mafioso.
Debutta così il tracciamento finanziario dei pagamenti dei contratti per le infrastrutture e gli insediamenti strategici, effettuato secondo il istema di monitoraggio finanziario Capaci (Creation Automated Procedures Against Criminal Infiltrations in public contracts) che prevede l’impiego del bonifico bancario elettronico, conforme allo standard Sepa (Single Euro Payments Area).
Novità significative anche in tema di sequestro, confisca e ridestinazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata, con alla base un’idea di maggiore coordinamento tra enti locali e associazioni civiche, per non disperdere patrimoni così faticosamente rientrati nella legalità. Anche per la stessa Agenzia dei beni sequestrati e confiscati passa un nuovo modello organizzativo, più snello e ci si augura più efficiente, con un ruolo di coordinamento sul territorio in parte delegato alle Prefetture, E ancora, non meno importante, una norma di tutela per testimoni e vittime di mafia, che potranno più facilmente cambiare identità.

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