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Un salvagente ai giudici tributari

di Valerio Stroppa  

Giudici tributari in salvo. Le norme su responsabilità disciplinare, danno erariale e rimozione dal servizio sono infatti state espunte dal maxiemendamento presentato dal governo al decreto sviluppo. Le disposizioni in commento prevedevano, come noto, la responsabilità a carico dei magistrati che non si fossero pronunciati sulla sospensiva entro i 180 giorni dalla presentazione dell'istanza, l'obbligo per il presidente di commissione di informare della circostanza la Corte dei conti (al fine di valutare eventuali danni erariali) e, in caso di recidiva, la cessazione dall'incarico.

Esprime soddisfazione Daniela Gobbi, presidente del Cpgt, l'organo di autogoverno della giustizia tributaria. «Siamo contenti di questo risultato, perché la proposta di modifica presentava elementi di irragionevolezza e anche di possibile incostituzionalità», spiega a ItaliaOggi, «punendo soltanto l'ultimo ingranaggio, il giudice, di una macchina che necessita di tempi di funzionamento sui quali i giudici non possono incidere. Era importante mantenere l'esercizio del potere di vigilanza in capo al Consiglio e riaffermare i principi di autonomia e indipendenza della giustizia tributaria. La nuova formulazione dell'emendamento è assolutamente compatibile con questi principi». Un risultato che tuttavia non risolve i problemi cui le commissioni tributarie andranno incontro a partire dal prossimo 1° luglio. «Il Cpgt ha ben chiare le esigenze che avevano determinato la necessità di migliorare l'organizzazione e dare certezza al procedimento tributario», osserva Gobbi, «per questo abbiamo avviato un rapido controllo delle pendenze esistenti ad oggi in tutte le commissioni tributarie. Il passo successivo sarà quello di elaborare e proporre quanto prima al governo alcuni interventi. Una soluzione, in particolare per quelle commissioni dove esiste un arretrato considerevole, potrebbe essere quella di prevedere l'introduzione di un ruolo aggiunto dedicato alla discussione delle istanze di sospensione, per consentire una trattazione rapida, senza però pregiudicare la tempistica dei ricorsi già giacenti». Oltre che, naturalmente, «un potenziamento degli organici, ripartendo da quelli fissati dal decreto Visco del 2008 e adattandoli alle esigenze di ciascuna realtà, e consentendo l'applicazione fuori regione, tenuto anche conto che molti giudici saranno impegnati nello smaltimento dei carichi pendenti presso la Ctc. Il risultato ottenuto sprona il Consiglio a essere propositivo, perché le istituzioni tra loro devono collaborare nell'interesse del Paese. Pertanto è necessario che il progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario tributario venga discusso con il Consiglio di presidenza e, ancora, occorre definire i rimedi giusti per smaltire l'arretrato laddove presente e prevedere una corsia preferenziale per le istanze di sospensione che perverranno dopo il 1° luglio».

Ieri, intanto, anche l'Organismo unitario dell'avvocatura aveva espresso solidarietà ai giudici tributari relativamente sia alle norme sulla responsabilità sia agli interventi proposti dal Mef all'Amt in ordine all'organizzazione della giurisdizione tributaria (si veda ItaliaOggi del 3 giugno 2011). Il presidente Oua, Maurizio de Tilla, ha infatti manifestato «netta contrarietà a provvedimenti che danno al ministero dell'economia il potere di azione disciplinare e quindi di controllo sulle commissioni tributarie e a quelli che introducono una logica penalizzante sul lavoro dei giudici tributari». L'avvocatura ha dunque accolto con favore il dietrofront, non esimendosi però dal sottolineare che sulla giustizia tributaria restano ancora molti altri nodi irrisolti. «È inaccettabile che si riservino ai magistrati ordinari il 50% dei posti e si preveda una riserva assoluta per gli incarichi direttivi», chiosa de Tilla, «infine, è mortificante prevedere per i giudici tributari un aumento solo del compenso variabile. Il progetto di riforma deve essere frutto di un dialogo reale con chi opera nelle Commissioni tributarie garantendo indipendenza e terzietà, nonché retribuzioni adeguate e valorizzando anche i molti avvocati che prestano la loro attività come giudici tributari».

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